Diario di viaggio in Turchia… Giorno 22

uchisar

giovedì 06/08/09: Kayseri, Avanos, Goreme, Uçhisar – 80 km
(tappa di trasferimento e turistica)

Sveglia tranquilla oggi, tanto dobbiamo fare solo ottanta chilometri per arrivare in Cappadocia dove staremo tre notti; alle nove e mezzo finiamo di caricare la moto, ma prima di partire un saluto al nostro amico Sahin al suo çay evi è un must! 🙂
Uscendo dalla città prendiamo per Nevsehir e in poco meno di un’ora siamo già al caravanserraglio “Sarihan” alla periferia di Avanos. Il paesaggio, illuminato da un sole stupendo, è veramente caratteristico e unico nel suo genere: campagne piuttosto brulle, con poche coltivazioni di vite a terra e tanti affioramenti di roccia calcarea. Man a mano che ci avviciniamo a Çavusin e Goreme iniziamo a vedere i primi camini delle fate sparsi, le tipiche formazioni rocciose a cono con il “cappello” in cima! Silvia c’è già stata qualche anno fa e me l’aveva descritta, avevo poi visto un sacco di foto, ma effettivamente vederla dal vivo è impressionante! Specialmente le piccole valli sparse che si vedono dalla strada sono bellissime…
Mentre guido, il fatto di essere venuto qua in moto mi esalta un sacco, alla faccia di tutti i tour organizzati! 🙂

uchisar

Entriamo a Goreme, il paesino è tipicamente a misura di turista ed è invaso dai pullman vacanzieri. Poco male, noi tanto in moto andremo dove ci pare! Proseguiamo e saliamo su fino a Uçhisar, altro paese che domina tutta la vallata dell’”Open air Museum” dall’alto. Sulla strada principale che porta al castello nella roccia di Uçhisar, ci fermiamo a consultare la Lonely. Mentre mi tolgo il casco iniziando un po’ a “smontarmi”, visto che è parecchio caldo, ci passano accanto due moto con due coppie di turisti italiani e si fermano a salutarci: vengono da Vicenza e da Avellino e hanno rispettivamente un BMW GS 1200 e un KTM ADV 950. Dopo aver scambiato due parole, con la promessa di ritrovarci più tardi per passare la sera insieme, ci consigliano di andare alla “Kaya Pension”, una pensioncina molto carina con posto per le moto nel relativo cortile e una bellissima terrazza panoramica. Sulla guida non c’è, ma andiamo a vedere visto che è subito dietro la curva. Appena arrivati, parcheggiamo ed entriamo: il proprietario parla solo turco e francese, che io non conosco, ma tanto per questo c’è Silvia. Gli diciamo che ci hanno consigliato gli altri ragazzi italiani e lui ci offre lo stesso sconto praticato a loro dandoci la stanza per settanta lire a notte compresa la colazione. Beh, è sicuramente di più di quello che abbiamo speso finora, ma siamo in Cappadocia e sapevamo che avremmo speso qualcosa in più… 🙂
La nostra stanza è veramente carina: ci sono due letti singoli, l’arredamento è minimalista, ma curato, è tutta completamente scavata nella pietra calcarea, pulitissima e… Fresca! Il condizionatore non c’è, infatti non serve visto che siamo all’interno della roccia. Anzi notiamo subito che ci sono i piumoni sui letti e quasi sicuramente li utilizzeremo! 🙂

uchisar

Ci facciamo subito la nostra bella doccia rinfrescante, le tute da moto infatti puzzano talmente tanto che se ce le infiliamo anche solo per un’ora il risultato è inevitabile… 🙂 Appena piazzati e dopo aver fatto un po’ di bucato con la nostra solita catena di montaggio (Silvia lava mentre io strizzo e stendo), usciamo per le stradine di Uçhisar e immortaliamo subito delle belle vedute panoramiche sulle valli intorno. La prima che notiamo è quella detta dei “Piccioni”, che collega il paese con Goreme, così chiamata per le numerose piccionaie sparse.
Dopo aver pranzato riprendiamo l’esplorazione del paese e arriviamo fino alla piazza centrale davanti al castello di Uçhisar; notiamo diversi turisti, principalmente francesi. Scopriamo infatti che qui quasi tutti gli alberghi e pensioni sono gestiti da loro. La piazza è piena di negozi di souvenir e tappeti; beh, domani o dopodomani compreremo qualcosa sicuramente! 🙂
Camminando trovo una bella Africa Twin parcheggiata davanti ad un negozio ed entriamo a guardare. Saluto il ragazzo all’interno e gli faccio i complimenti per la “Regina”. Per chi non lo sapesse l’Africa Twin è una moto enduro di una quindicina di anni fa, soprannominata appunto così… 🙂
Il giovane turco si chiama Edip e fa il “leatherman” come si definisce lui: d’estate lavora la pelle e il cuoio qui in Cappadocia mentre d’inverno fa il contadino ad Adana. Parliamo per quasi un’ora illustrando io il nostro viaggio e lui il suo lavoro! In realtà un po’ a gesti, un misto fra il turco e l’inglese, il “turkese” come l’ho ribattezzato poi io, ma ci capiamo alla grande! Alla fine mi viene un’idea… Perché non mi faccio fare una bella cintura di cuoio e sopra mi ci faccio incidere qualche simbolo della Turchia? Così per ricordo… Mentre gli spiego come la vorrei l’idea migliora nella mia testa: quasi quasi ci faccio incidere l’Ararat, i Camini delle Fate e la scritta “Turkiye 2009”. Diventerà così un piccolo diario per immagini di questa splendida vacanza! Ok, non è una cosa originale visto che l’ha fatta prima di me Christopher McCandless, lo sfortunato ragazzo americano a cui si è ispirato Jon Krakauer per il suo romanzo “Into the Wild”, però mi sembra veramente ottimo e unico come souvenir… 🙂 Edip mi dice che mi costerà sessanta lire e che sarà pronta domani sera… Ottimo! 😀

uchisar

Verso le sette vediamo un’altra coppia di motociclisti italiani intorno alla loro moto parcheggiata sulla strada, così ci facciamo avanti e ci presentiamo. Sono di Rovereto e si chiamano Roberto e Elena, sono arrivati in Turchia da pochi giorni passando dalla Grecia dove sono sbarcati col traghetto proveniente da Ancona. Fra una chiacchiera e l’altra decidiamo di passare la serata insieme e di andare a vedere il tramonto dal castello per poi andare a cena al ristorante del nostro albergo. Fuori dalla biglietteria troviamo anche le altre due coppie di italiani che sono appena tornati da un giro in moto tutto il giorno. Facciamo così un bel gruppone e andiamo a goderci il tramonto del sole e la salita della luna dalla cima.
Alla “Kaya Pension” mangiamo “çorba”, carne alla brace, verdure fresche, ayran, pane e per finire “baklava”… 🙂
Domani i ragazzi di Vicenza e Avellino andranno a vedere il “Tuz Golu”, il Lago Salato vicino ad Aksaray, mentre io, Silvia e i ragazzi di Rovereto staremo insieme nei dintorni di Goreme, Çavusin, Zelve e Avanos. Infatti loro vorrebbero chiedere informazioni e consigli domani mattina ad un signore italiano di nome Enrico, che hanno trovato in paese appena sono arrivati e che si è offerto di dar loro una mano… Ma certo! Enrico, l’amico di Montana di Diyarbakir! Cavolo, ce ne eravamo completamente dimenticati… Beh, ovviamente approviamo e ci diamo appuntamento a domani mattina fuori dal nostro albergo per poi andare a ricevere qualche dritta sulle cose da vedere… 😉

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 21

ataturk baraj

mercoledì 05/08/09: Sanli Urfa, Adiyaman, Kahramanmaras, Kayseri – 500 km
(tappa di trasferimento)

I giorni stanno finendo e pian piano ci stiamo riavvicinando all’Europa… 😦
Oggi andiamo verso il Parco Nazionale del “Nemrut Dagi”, ma le previsioni di maltempo sono confermate. Beh, intanto partiamo e quando saremo vicini al massiccio montuoso nei pressi di Adiyaman valuteremo se salire o andare verso la Cappadocia.
Fatta una buona “kahvalti” in compagnia di qualche turco di passaggio qui a Urfa, prendiamo la moto dal suo bel parcheggio e verso le otto e un quarto siamo già sulla strada che va a nord-ovest in direzione di Bozova. Costeggiamo per un bel pezzo il lago artificiale dell’”Ataturk Baraji”, formatosi dopo la realizzazione dell’immenso sistema di dighe, ancora in fase di sviluppo, sul fiume Eufrate.
Alle dieci siamo al bivio: a destra si va verso est e il “Nemrut Dagi” e a sinistra verso ovest e quindi verso casa… Purtroppo il cielo non promette niente di buono, sicuramente in quella regione sta diluviando… Alla fine decidiamo di non andare e proseguire verso Kahramanmaras e quindi la Cappadocia. Pazienza sarà per la prossima volta, tanto qui in Kurdistan ci torneremo sicuramente, è troppo bello! 🙂

maras

Nei pressi di Besni faccio il pieno ad un’area di servizio spersa in mezzo al niente delle campagne trebbiate o incolte della zona e ovviamente ci offrono un çay. Fa caldo e si respira a fatica, ma non possiamo rifiutare e anzi facciamo un break di un quarto d’ora svaccati sulle seggioline del benzinaio… 🙂
La strada è sempre dello stesso tipo: cantieri sparsi con ghiaione senza asfalto. In più in questi tratti, logicamente rallentati, troviamo pullman, furgoni e camion che alzano grandi nugoli di polvere. Fino a Kaharamanmaras non ci sono città, solo tanti piccoli villaggi un po’ fatiscenti e diroccati, ma pur sempre belli frenetici, visto che siamo vicini all’ora di pranzo. E’ quasi l’una infatti e la fame è già arrivata da un pezzo; ovviamente un ristorantino di periferia con diversi camion parcheggiati davanti è sinonimo di cibo buono, ergo ci fermiamo! 😉
All’interno troviamo delle belle tavolate di uomini in pausa pranzo che ci squadrano un po’ incuriositi, ma io con il mio solito “Merhaba” a tutti e Silvia con in suoi bei sorrisi, li conquistiamo e i saluti vengono ricambiati subito. I piatti ci sembrano veramente succulenti, ma stavolta prima di sedermi e ordinare vado alla vetrina delle carni e chiedo i prezzi. Alla fine prendiamo con nove lire a testa un bel piatto di kebab di agnello arrosto con pane, cipolle, pomodori grigliati, cetrioli e peperoni, squisito! Ovviamente dopo aver finito… Çay! Rigorosamente offerto dalla casa! 🙂

goksun

Ripartiamo… Belli sazi prendiamo la strada verso Goksun e Kayseri dove molto probabilmente ci fermeremo per una notte. Purtroppo non ci sono strade abbastanza veloci dirette da Kahramanmaras alla Cappadocia, ma soltanto piccole strade di campagna che sicuramente non ci permetterebbero di arrivare in tempo per l’albergo a Uçhisar. Così ci facciamo le stupende strade di montagna prima di Goksun, in piena Anatolia e salutiamo il Kurdistan. Questa zona è veramente selvaggia e semideserta: pochissime macchine e tanti bei panorami rocciosi misti a zone boscose. Ovviamente ogni tanto troviamo un bel cantiere di allargamento della carreggiata, eh sì dobbiamo fare spazio altrimenti code e file di traffico infinite… 😉
Ennesimo rifornimento, sia per la moto che per noi! Infatti il caldo e la sete si fanno sentire, così ci fermiamo ad un’area di servizio spersa fra i monti e compriamo due redbull. Peccato che quando chiedo: “Ne kadar?” (Quanto costa?) il benzinaio mi risponde: “On lira”… Dieci lire?! Questo è matto! Ne prendo così una sola e ce la dividiamo…
Alle sei arriviamo a Kayseri: città trafficata e piuttosto moderna e ricca, tanto che le strade sono perfette, pulite e con tanto di aiuole fiorite, la linea del tram completamente inerbita, insomma sembra una città europea. Siamo quasi in centro, tutte le strade sono addobbate a festa con bandierine rosse svolazzanti, chissà cosa c’è in questi giorni… Dobbiamo però trovare un albergo, così ci fermiamo sulla brulicante “Park Caddesi” e ci mettiamo a consultare la guida. Dopo neanche due minuti ci saluta un anziano signore che inizia a parlarci in tedesco… Ovviamente è turco, ma forse vedendo la nostra moto ci scambia per tedeschi. Faccio presente che sono italiano, ma niente. Continua così per un bel po’ e io cerco di ascoltarlo, è molto gentile e sarebbe scortese interromperlo bruscamente! 🙂 Alla fine riusciamo a capirci: tiene particolarmente ad aiutarci e vuole accompagnarci ad un bell’albergo, il “Çapari”, che guarda caso è fra le nostre opzioni; è dietro l’angolo per cui lascio Silvia a piedi col simpatico vecchietto e io proseguo da solo per duecento metri. Eccoci arrivati, l’albergo non sembra per niente male: è in una traversa poco trafficata con un bel “marciapiedone” per la moto. La parcheggio subito qui legata per bene, tanto è davanti alla vetrina della hall, aperta tutta la notte; nel frattempo un fattorino aspetta per aiutarmi a scaricare i bagagli… Ah un po’ comodità non guasta mai! 🙂

kayseri

Salutiamo e ringraziamo (in tedesco!) l’anziano signore e saliamo nella nostra stanza al secondo piano con aria condizionata e colazione compresa. Qui ci costa un po’ di più, ottanta lire per una notte, ma va bene, tanto siamo alla grande nel budget e abbiamo sempre speso meno finora! La stanza è dall’aspetto un po’ “invernale”… Piumone, poltroncine e tende di velluto pesante bordeaux, più la solita moquette. A parte questi elementi un po’ fuori stagione è perfetta: pulita e spaziosa.
Sono le sette, usciamo a fare due passi visto che siamo vicinissimi al centro e appena troviamo un posto carino per la cena ci fermiamo. Appena fuori dall’hotel, c’è una piccola sala da tè (çay evi) con diversi signori a giocare a dadi ai tavolini e a bere. Il titolare ci saluta subito e ci invita a bere con lui. Si chiama Sahin, è molto affabile e sorridente, parla un inglese quasi perfetto ed è contentissimo di averci lì con lui, visto che non vede molti turisti da quando si è trasferito da Istanbul, dove aveva un negozio nel Gran Bazar. Ci chiede cosa pensiamo della città e noi diciamo che ci sembra parecchio moderna e “dotata” di servizi e strutture veramente all’avanguardia, una città europea insomma. Ci viene inevitabilmente da fare il paragone con le città viste nei giorni scorsi e così gli facciamo presente che forse c’è una po’ troppa differenza tra le città dell’est e questa... Dopo tutto non è nemmeno turistica, ci sono solo l’università e una zona industriale. Lui dopo queste osservazioni si rattrista un po’ e conferma che la maggior parte dei cittadini sono insofferenti proprio per il grande investimento dell’amministrazione comunale nei servizi urbanistici e nelle strutture, a completo discapito dei servizi sociali e scolastici, nessun contributo ai piccoli artigiani e professionisti, insomma tanto “fumo e poco arrosto”. E’ inoltre un po’ depresso per il fatto che da un mese circa è entrato in vigore in Turchia il divieto di fumo negli spazi chiusi pubblici (come in Italia già da qualche anno) e per questo motivo non lavora più come prima, ci dice proprio che lavora meno della metà di prima, il suo “business” sta crollando… Poi cambia discorso visto che ci vede un po’ pensierosi (ed effettivamente siamo un po’ dispiaciuti del suo malessere) e ci dice sorridendo di andare in centro che forse riusciamo a trovare il bazar ancora aperto. Mentre ci alziamo per salutarlo, arriva un ragazzo sui vent’anni, dal nome impronunciabile, che ci saluta in italiano e ci dice che studia ingegneria qui a Kayseri. Conosce molti italiani che lavorano qua e si offre di accompagnarci in centro al bazar dove suo zio ha un negozio di tappeti… E vai. Ci scappa un’altra chiacchierata in mezzo ai kilim! 🙂

kayseri

Durante la passeggiata il ragazzo ci racconta della sua amica italiana Roberta e degli altri, parla solo lui… Dopo una decina di minuti senza praticamente aver visto niente ci ritroviamo seduti nel negozio di tappeti dello zio e se ne va. Mah, che strano, tornerà dopo… E qui lo zio inizia il rito, offrendoci un tè e iniziando a chiederci delle vacanze per poi arrivare a presentare i tappeti in vendita. Ringraziamo, ma lo blocchiamo subito, visto che siamo a posto e i nostri acquisti li abbiamo già fatti. Molto gentilmente ci dice che non ci sono problemi e commenta un po’ le nostre vacanze, che giudica insolite, ma belle. Proprio in quell’istante entra nel negozio una signora che saluta il negoziante. Si gira e ci guarda… “Italiani?” Noi: “Sì, salve!”“Piacere, mi chiamo Roberta e sono di Pistoia!” Ah, ecco l’amica italiana di cui ci parlava il ragazzo, noi: “Com’è piccolo il mondo, noi siamo di Pisa” 🙂
Ci ritroviamo così a parlare un po’ anche con Roberta, lavora qui a Kayseri da quasi un anno per conto di una nota azienda italiana per la realizzazione delle nuove linee tranviarie… Proprio così, noi italiani stiamo lavorando per questa città e stiamo costruendo la bellezza di dodici linee del tram. Ieri c’è stata l’inaugurazione delle prime cinque ed ecco spiegate tutte le bandierine a festa in giro per la città. Dopo averci illustrato la mole di lavoro italiano (compreso l’impegno economico del comune…) ci chiede come troviamo la città. Ovviamente le facciamo i complimenti per il suo lavoro e da italiani un po’ ne siamo orgogliosi, però mi viene inevitabilmente da chiedere come mai una città sconosciuta come Kayseri faccia così tanti investimenti urbanistici. E’ presto detto. Roberta ci dice che il Presidente della Repubblica Gul è di qua e il Primo Ministro Erdogan di un paese vicino, quindi il comune ha costantemente accesso a dei fondi statali speciali… Parole testuali di Roberta: “Poi Erdogan è amico del Berlusca e quindi si lavora noi!” No comment… Ci viene da pensare a tutte quelle persone povere che magari avrebbero bisogno di un aiuto economico e invece qui “ci si fa belli”… Sorvoliamo sulla questione e anzi chiediamo a Roberta e al “tappetaio” se ci consigliano un buon ristorantino. Dopo averli salutati usciamo e ci dirigiamo verso la via consigliataci, piena di negozi e ristoranti. Entriamo in uno piuttosto “chic” dove però con ventiquattro lire in totale mangiamo entrambi un bel piattone di pesce, verdure cotte e insalata, comprese le bevande. Ci viene subito da pensare alle nostre belle città curde dell’est, molto più vere, rustiche, ma soprattutto diverse dai nostri standard europei… Qui sembra di essere a Pisa, non in Turchia…
Vabbeh, non pensiamoci troppo, è ovvio che sia così, stiamo rientrando! 😉
E’ tardi, siamo cotti: oggi abbiamo fatto più di cinquecento chilometri di strade di montagna, con tratti sterrati eccetera eccetera… Via, siamo sazi, possiamo rientrare! 🙂
Prima però voglio fare un saluto al nostro amico Sahin e ai suoi clienti al “Yagmur Okeysalonu”. Ci saluta e ci chiede com’è andata col ragazzo turco di prima. Noi gli raccontiamo della scena: accompagnati dallo zio che vende tappeti e poi via per i fatti suoi… Sahin è molto dispiaciuto e ci dice che queste persone scorrette rovinano il turismo in Turchia, facendo infastidire i turisti e basta. Dopo tutto ne sa qualcosa, visto che ha lavorato una vita al Gran Bazar di Istanbul… Facciamo una foto tutti insieme e decido che gliela spedirò come per gli amici di Diyarbakir! 🙂
A nanna ora e a domani. Cappadocia arriviamo!!!

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 20

sanli urfa

martedì 04/08/09: Sanli Urfa – 0 km
(tappa turistica)

Notte quasi bianca… Caldo (abbiamo dormito con la sola finestra aperta) e dolori alla pancia, comunque meno forti di ieri sera. Ci alziamo tardi, almeno per i nostri standard vacanzieri, sono le dieci. A colazione prendo solo tè e yogurt, Silvia invece si strafoga un po’ visto che ieri a cena non ha praticamente mangiato.
Andiamo a fare due passi e a rivedere un po’ il bazar. Girottolando ci accorgiamo di un cortile interno che ieri ci era sfuggito: il “Gumruk Hani”. E’ un cortile pieno di tavolini con uomini di tutte le età che bevono çay, fumano e giocano a backgammon; non c’è una donna, ma tutti sorridono dando il benvenuto a Silvia. Decidiamo di sederci e prendere un tè quando dopo pochi minuti si avvicina un signore sulla sessantina e ci chiede in italiano, quasi correttamente, se può sedere con noi e offrirci il tè… Senz’altro! 🙂 Si chiama Mehmet e ha lavorato in Italia e in Turchia negli anni ’80-90 per la grossa azienda costruttrice che ha partecipato al consorzio per la realizzazione dell’immenso invaso artificiale dell’”Ataturk Baraji” ad est di Adiyaman e a nord di Urfa. E’ veramente simpatico, un fumatore accanito e un po’ insolito, visto che bestemmia continuamente in italiano, le sa tutte, e con un accento prettamente lombardo… Si ricorda infatti dell’ingegnere milanese e del suo staff che continuamente imprecavano sui cantieri della diga! 🙂 Ci racconta anche un po’ della città e prende in giro tutti i musulmani che vanno a dare da mangiare alle carpe sacre nella “Golbasi”, testuali parole: “Io me le mangio quelle carpe, dio… [censura]!” Che personaggio! Dopo quattro o cinque çay andiamo a fare due passi con lui nel bazar e poi ci salutiamo.

gumruk hani urfa

E’ ora di pranzo e decido di mangiare qualcosa, visto che comincio a star meglio e ad avere un po’ fame; così prendiamo ad un piccolo chiosco uno spiedino di pollo (che cortesemente mi cuociono senza troppe spezie sopra) e un ayran a testa. Mangiamo lungo una strada nei pressi del bazar, dove ci divertiamo ad osservare la frenesia della gente che compra, mangia, passeggia, guida… Un caos bello e buono di macchine e moto con sidecar completamente scassate e smarmittate, persone che attraversano fra un veicolo e l’altro e tante altre che mangiano a bordo strada come noi… 🙂
Finalmente sto bene, decido però di andare un po’ in hotel e rigorosamente col condizionatore spento! Poche decine di metri prima dell’albergo Silvia trova l’hamam consigliatoci dal portiere: così entra dalla porta mezza scalcinata nella prima stanzina e chiede alla signora anziana che lo gestisce qual è l’orario per le donne: dalle dieci alle alle diciotto. Ottimo! Così decide di accompagnarmi in stanza e di prenotare per “fare l’hamam” dalle tre alle quattro :).
Mentre sonnecchio sul letto sento bussare, Silvia è rientrata… E’ rossa come un peperone, ha un caldo pazzesco, ma è contentissima! Infatti si è divertita un sacco: la signora, insieme ad un’altra, si è messa a lavarla da capo a piedi con delle spugne leggermente abrasive e acqua caldissima e successivamente è stata insieme a tutte le altre donne nella sala grande del bagno turco, ovviamente l’unica non-turca. Esperienza memorabile! Per la semplice cifra di… Dieci lire! 🙂

golbasi urfa

Nel pomeriggio torniamo per l’ennesima volta in centro, poi nel bazar e di nuovo nel parco di “Golbasi” e “Dergah” in mezzo ai turisti turchi e non, che si prodigano nel dare da mangiare alle carpe… 🙂
Ci manca da visitare il castello, ma onestamente non abbiamo voglia. Infatti siamo a posto così, abbiamo vissuto tante belle esperienze e anche brutte, vedi la mia congestione di ieri! Così ci ritroviamo all’ora di cena e decidiamo di mangiare solo un po’ di frutta comprata ad un banco del bazar.
Prima di andare a dormire, guardo un po’ di TG meteo nella hall dell’albergo e vedo che ad est di Adiyaman e di Malatya domani pioverà; è proprio nella zona del parco del monte Nemrut Dagi, la celebre montagna con le teste e le tombe dei parenti del sovrano Mitridate II, di epoca preromana. Mah, speriamo che il tempo migliori altrimenti percorrere la strada bianca che porta su al parco con la pioggia e il fango non mi sembra una buona idea… 😦

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 19

road

lunedì 03/08/09: Mardin, Sanli Urfa – 185 km
(tappa di trasferimento e turistica)

Direzione ovest: Urfa. Purtroppo le previsioni per il clima non sono delle migliori: tutti ci dicono che Urfa è la città più calda della Turchia e che quindi soffriremo tanto! Beh, è anche l’ora di trovare un po’ di caldo vero estivo, finora solo a Diyarbakir l’abbiamo un po’ sentito… Dopo tutto siamo ad agosto!
Urfa non è lontanissima, perciò ce la prendiamo comoda e partiamo verso le nove e mezzo dal nostro “Artuklu Kervansaray” dopo una delle colazioni più ricche con lo yogurt naturale più buono mangiato finora :).
Usciti dalla ricca città di Mardin, dove le strade sono quasi perfette e tutti guidano con calma e prudenza, ripiombiamo sulle strade tipicamente turche: tutte un cantiere con ghiaia, asfalto scadente e traffico. Decido subito di fare il pieno alla moto e mi fermo al primo distributore fuori Mardin. Il gestore è un ragazzo della mia età che dopo il rifornimento ci chiede: “Çay?” Ovviamente sì! Parliamo un pochino a gesti e in turco, con le parole imparate finora. Ci chiede in particolare cosa pensiamo di Mardin. Noi rispondiamo che è molto bella, ma forse un po’ troppo turistica e non accogliente come altre città visitate finora, soprattutto Diyarbakir. A lui brillano gli occhi, visto che è curdo e ci spiega che Mardin è quasi completamente turca, dove vanno solo turisti e Turchi in vacanza. E questo quadra con le forti “pressioni” che ci aveva fatto Tunçay a Sinop di andare solo a Mardin e saltare le altre città dell’est…
Dopo una decina di minuti ci alziamo, Urfa ci aspetta! Salutiamo così il nostro amico benzinaio con un bel… “Spas!” 🙂

micro hotel

Questo tratto di strada diventa sempre più trafficato, specialmente all’altezza della cittadina di Viransehir. Riusciamo comunque a svicolare sempre bene con la moto e alla fine verso le undici e mezzo arriviamo a Urfa.
Andiamo subito verso uno degli alberghi della Lonely, il “Bakay”: Dalla descrizione non ci sembra male, è in centro ed ha il parcheggio… Bisogna vedere però di che tipo! Fa davvero caldo, squagliamo nelle tute e così appena davanti all’albergo ci spogliamo subito di giacca e paraschiena. Metto la moto davanti alla hall ed entro lasciando Silvia fuori a fare la guardia. Il gestore ci dà la doppia con colazione alla modica cifra di 95 lire per due notti dopo una mia breve contrattazione, e ci dice che ci fa mettere la moto dentro… Ottimo! L’albergo non ha però un garage o un cortile, ma una stanza chiusa da un cancello di fianco alla hall dove c’è una cappella per la preghiera. Insomma, alla fine parcheggio in mezzo ad un gruppo di anziani signori che si alternano a pregare in uno stanzino al piano terra dell’albergo, più al sicuro di così…
Andiamo con tutti i bagagli nella nostra stanza al secondo piano: è pulita, ma un pochino squallida e soprattutto stretta! Ci sono due letti, uno matrimoniale e uno singolo. Con le nostre valige, borse, caschi e vestiti da moto ci entriamo giusti giusti. Però c’è l’aria condizionata: meno male, così possiamo stemperare un po’!

bazar urfa

Urfa è famosa per un tipo di kebab, l’”Urfa Kebab” appunto: è una “salsicciona” spellata e schiacciata fatta a mo’ di spiedino accompagnata come sempre da pane piadina, peperoni grigliati e verdure. È l’antagonista dell’“Adana Kebab”, praticamente identico, ma piccante, originario della città di Adana. L’altra prelibatezza culinaria di Urfa invece è un baklava: l’”Imam svenuto”. Il nome è tutto un programma… 🙂
La strada che dall’albergo porta al bazar e al centro storico è piena di negozi, di ristoranti e brulica di gente. Ci sono Turchi alla maniera occidentale e altri più religiosi, in cui le donne vestono tutte con “Chador” o “Niqab”.
Decidiamo di fermarci ad un bel ristorante da cui esce un profumino allettante! Dopo il nostro “spuntino”, accompagnato dai complimenti dei ristoratori e dei camerieri per il fatto che siamo i primi Italiani che vedono, andiamo a visitare il piccolissimo quartiere delle case più vecchie della città. Somiglia moltissimo a Diyarbakir ed è pieno di bambini che giocano per le strade.
Sono le due e mezzo: con il caldo e la pancia piena ci prende il solito abbiocco, per cui andiamo a sdraiarci un’oretta al fresco in albergo. Per una volta anche Silvia è d’accordo, fa un caldo bestiale e si gronda dal sudore anche stando fermi all’ombra… In albergo ci sdraiamo e accendiamo un po’ di aria condizionata, non tantissimo, altrimenti ci stronchiamo, sicuro! Dopo esserci rigenerati usciamo e andiamo in giro nel centro. Al solito, direzione bazar: ormai ci piace troppo! Anche se non compriamo niente le persone sono tutte sorridenti, accoglienti e ad ogni istante ci fermano per un çay in compagnia. Questo bazar è veramente stupendo ed autentico, ci sono i settori dell’oro, delle stoffe, del cibo, delle spezie, dei vestiti, ma quello più bello è quello della lavorazione del peltro e dei metalli, dove artigiani bravissimi realizzano dei serviti da tè completamente incisi a mano e tantissimo altro. In questo momento rimpiango un pochino di non avere spazio sulla moto per fare qualche bell’acquisto… Pazienza, tanto li troveremo anche a Istanbul e valuteremo l’acquisto lì, in quanto più vicini, si fa per dire, a casa!
Dopo esserci “ubriacati” di bazar andiamo verso la zona più bella della città: il complesso monumentale dei quartieri di “Dergah” e “Golbasi” fino ad arrivare alla collina della “Kale”, la Cittadella con il castello, dove la leggenda narra che Abramo precipitò nel vuoto. “Dergah” e “Golbasi” costituiscono un grande parco con giardini, moschee, laghetti e canali fino ad arrivare alle due grandi vasche: tutti questi invasi artificiali sono popolati dalle carpe considerate sacre. È divertentissimo vedere tutte le persone che si fanno in quattro per comprare il mangime per poi fare ingrassare questi stupendi pesci. Non vi dico quanto sono grossi… Ma guai a toccarli! 🙂

golbasi urfa

Silvia ad un certo punto inizia a guardarmi: sono bianco, quasi giallastro! E sono fradicio dal sudore, ma freddo di temperatura. Ho bisogno di un tè caldo con limone, così ci fermiamo ad uno dei grandi bar del parco e ordino una “fincan çay”, una tazza di tè, con limone. Dopo questa subito un’altra… Beh, sto abbastanza bene, però forse è meglio rientrare in albergo tanto sono quasi le otto. Per strada mi prendono delle forti fitte, ma resisto fino all’hotel. Non appena dentro la stanza via in bagno! Decido così di prendere l’antidiarroico portato da casa e di stare sdraiato con la pancia coperta. Capisco finalmente cosa è successo: mi è presa una congestione stando dopo pranzo in albergo con il condizionatore acceso, bravo bischero!
Dopo essermi ripreso un po’, verso le nove decido di andare a comprare qualcosa da mangiare al market lì vicino anche perché Silvia, che sta bene, altrimenti non mangia niente. Compriamo così acqua, pane, qualche pesca e albicocca e… Un cartoccio da sei yogurt activia! In albergo io me ne “sparo” cinque, Silvia uno… Incrociamo le dita e speriamo di riprendermi davvero per domani!

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 18

mardin hotel

domenica 02/08/09: Diyarbakir, Mardin – 100 km
(tappa di trasferimento e turistica)

La sveglia suona ad un’ora decente finalmente! Anche se oggi facciamo una tappa di trasferimento, sono solo un centinaio di chilometri, per cui possiamo dormire un po’ di più… 🙂
Così dopo la nostra bella e ricca kahvalti verso le dieci lasciamo il Kaplan e usciamo dalla stupenda città di Diyarbakir. Alla periferia facciamo il pieno di benzina che fa ancora piuttosto schifo alla nostra motina; pazienza terrò più alto il minimo. La strada che va a sud verso Mardin e la Siria è quasi deserta ed è immersa in campagne veramente brulle e spoglie. Infatti la sensazione che abbiamo andando più avanti è di entrare sempre di più nel deserto siriano e fa parecchio caldo… Siamo però sempre più emozionati, stiamo praticamente entrando in Mesopotamia! 🙂
Dopo poco più di un’ora arriviamo a Mardin dal lato nord, la parte più moderna. A prima vista ci sembra molto ricca come città, veramente impressionante! Molto più curata e tenuta delle altre viste finora. Il traffico è addirittura ordinato e l’asfalto quasi perfetto, da non credere… Entrati nel cuore della città iniziamo a salire sulla collina dove si trova la parte vecchia della città; qui ci sono il castello, il Comune, le moschee antiche più belle e il bazar. Anche il centro storico è ben tenuto, anzi ci sono diversi cantieri di ristrutturazione di edifici e strade. Qua mi sa che girano molti soldi… Ci sono infatti tanti alberghi e tutti di livello abbastanza alto.

mardin

Mentre percorriamo il corso principale (Cumhuriyet Caddesi, che in turco significa Via della Repubblica) osserviamo in particolare gli edifici, tutti in pietra color miele, come descrive giustamente la guida.
Verso mezzogiorno arriviamo all’hotel Artuklu Kervansaray dove passeremo la notte. E’ un antico caravanserraglio in mattoni di pietra, completamente ristrutturato e trasformato in albergo. E’ un quattro stelle ed è piuttosto caro, ma per una volta ce lo meritiamo, siamo sempre stati abbastanza parsimoniosi, che possiamo permetterci di sgarrare un po’… 🙂
Mentre parcheggio la moto sul piccolo spazio rialzato davanti alla hall dell’albergo, Silvia contratta il prezzo (non moltissimo per la verità, qui infatti non scendono più di tanto) e arriva a 110 lire compresa la colazione. Va benissimo, ci possiamo stare! Entrando nella hall ne ammiriamo la bellezza con la sua architettura in pietra antica. Vediamo però anche un sacco di turisti stranieri, americani e nordeuropei principalmente, tutti ben vestiti e lustrati… Siamo noi invece che con i nostri indumenti da moto completamente sporchi e puzzolenti diamo il vero spettacolo. Ma chi se ne frega, io sono stra gasato di essere arrivato fin qua in moto, vivendo fino ad ora l’esperienza più bella della mia vita, sia personalmente che motociclisticamente!
Una volta assegnataci la stanza un bambino di dieci o dodici anni ed un fattorino si caricano in spalla tutte le nostre borse e ci accompagnano. Ah vedi cosa vuol dire ogni tanto spendere un po’ di più? La camera è piccola, ma affascinante. L’unica pecca è l’aria condizionata, che non funziona benissimo e un po’ di caldo lo si soffre. Pazienza, ora facciamo una bella doccia e poi fuori a cercare un buon ristorantino! All’una circa siamo pronti, prima di uscire però rinchiudo i vestiti da moto nel mobiletto, sono veramente sporchi e puzzolenti… Chissà domani quando li tirerò fuori… 😀
Sul corso principale troviamo un piccolo ristorante, dove con dieci lire a testa si mangia un bel piatto di kebab, verdure, pane e ayran. Il capocameriere parla italiano, ci saluta e ci spiega che Mardin è ormai diventata una delle città più turistiche dell’est della Turchia, sia per i Turchi che per gli stranieri e per questo motivo viene ben tenuta e… Finanziata! La cosa curiosa è che conosce l’italiano perché lavora in un ristorante di Monaco, in Germania, dove il cuoco è italiano appunto; com’è piccolo il mondo! 🙂

mardin

Così verso le quattro del pomeriggio, dopo un riposino in albergo, usciamo belli carichi e performanti per ammirare questo antico e splendido borgo.
Il panorama che si staglia davanti a noi è veramente stupendo: il centro storico di Mardin, completamente arroccato su questa collina, infatti guarda verso sud in direzione della Siria e dall’alto si scorge l’inizio dell’immensa distesa colorata di campi coltivati nella Mezzaluna Fertile!
Passeggiando sulla via principale, ci accorgiamo che il bazar nelle vie laterali purtroppo è chiuso, oggi infatti è domenica. Ad un certo punto un giovane ragazzo ci saluta e, vedendoci un po’ arrancare con la guida, ci chiede cosa cerchiamo: la Sultan Isa Medresesi, l’edificio antico più importante della città. Il giovane, di nome Tunçay, si offre subito di accompagnarci per visitare i posti e noi accettiamo, memori della bellissima esperienza di ieri a Diyarbakir con Boz-o! 🙂 Tutti e tre andiamo a vedere la Medresesi, con il suo stupendo portale, la moschea e i cortili interni e scattiamo fotografie un po’ ovunque. Peccato per i troppi turisti presenti, beh forse ci siamo abituati male nei giorni scorsi nelle città poco turistiche dell’entro terra: da ora in poi infatti dovremmo trovarne sempre di più nei posti che visiteremo…
Prossima “tappa”: la Chiesa Caldea dei Quaranta Martiri. Prima però beviamoci qualcosa, fa un caldo pazzesco e poi voglio offrire qualcosa al nostro gentilissimo amico!
Prima di entrare nella chiesa Tunçay ci porta in casa di un suo amico cristiano ortodosso il quale ci fa accomodare nel salotto e ci offre del vino di produzione locale. Ringraziamo, ma rifiutiamo, fa troppo caldo e bere vino a stomaco vuoto non è fra le cose migliori da fare. Purtroppo non riusciamo a comunicare più di tanto, parla solo turco e dice poche parole… Meno male che ci sorride! Credo che abbia anche dato l’autorizzazione a Tunçay ad accompagnarci a vedere la chiesa. Infatti la prossima tappa è proprio questa: l’interno è molto particolare ed assomiglia moltissimo a quella di Diyarbakir di ieri, tutta piena di drappeggi.

mardin

Ultima tappa, visto che poi abbiamo deciso di salutare la nostra guida e girare da soli, la Ulu Cami, una antica moschea selgiuchide irachena. Qui una piacevole sorpresa: ritroviamo i due signori polacchi incontrati ieri a Diyarbakir, li salutiamo e scambiamo due parole; loro vanno a Urfa e molto probabilmente ci incontreremo là domani! 🙂
Salutiamo Tunçay e gli diamo cinque lire per il tempo dedicatoci. Dice però qualcosa portandosi la mano al petto, come se rifiutasse… Dopo un po’ di gesti e continue incomprensioni capisco meglio: dice tristemente “baba” (papà) con una mano sul cuore e facendo il gesto di dormire… Ci sono, suo babbo è morto! Morale: vuole di più! Non so ovviamente se sia una balla o la verità, fatto sta che questa cosa ci spiazza un po’. Ci era sembrato onestissimo, addirittura aveva rifiutato la pepsi che gli avevamo comprato! Insistiamo però per le cinque lire, ma non si stacca, fa la faccia triste e ci segue. Alla fine gliene diamo dieci, potevamo anche desistere, ma la moto dopotutto è parcheggiata davanti alla hall dell’albergo, al sicuro, ma pur sempre all’aperto… E se domani mattina ci trovo qualche sorpresa? Ecco, abbiamo imparato la lezione: non fidarsi sempre è ingiusto, ma chiarire fin da subito le intenzioni, in questo caso economiche, è meglio! Ah Boz-o, fossero tutti come te…
Verso le sei e mezzo del pomeriggio troviamo la coppia di polacchi e decidiamo di bere un çay in loro compagnia. Raccontiamo così la nostra “disavventura” e ovviamente ci dicono che bisogna sempre chiarire: “No money!”

mardin ristorante

Salutati i nostri nuovi amici che forse ritroveremo a Urfa, iniziamo a cercare il ristorante per la sera. Decidiamo di andare al Cercis Murat Konagi, il ristorante più esclusivo (e caro) della città. Ma sì, oggi festeggiamo i nostri cinque anni insieme e non badiamo a spese! 🙂
Qui troviamo solo turisti, turchi ed europei, nemmeno un curdo. Cavolo, mi mancano già con la loro cordialità e amicizia verso chiunque… Qui invece sono tutti un po’ snob, tutti ad eccezione di una ragazza americana che Silvia ha conosciuto stamani nella hall mentre io sistemavo la moto all’esterno. Decidiamo di unire i tavoli, visto che lei è sola e insieme mangiamo e parliamo delle nostre vacanze. Si chiama Babette, fa la scultrice, è di New York ed è affascinatissima dal nostro giro, specialmente per il fatto che siamo in moto. Ma noi lo siamo ancora di più! Lei infatti sta girando da sola con i mezzi pubblici da un paio di settimane: prima Istanbul, poi la Cappadocia e quindi il Kurdistan, con Urfa, Mardin e domani Diyarbakir… Fantastico! Ovviamente si è spostata e si sposta con le dovute attenzioni e precauzioni: sempre con il velo a portata di mano e in alberghi di categoria superiore per evitare di incappare in spiacevoli incontri. In maniera intelligente insomma, non da sprovveduta! E devo dire che Babette c’è riuscita alla grande finora, facendo una bellissima esperienza di vita, turismo e cultura. 🙂
Dopo un’ottima cena, riaccompagniamo Babette al suo albergo, ci salutiamo e rientriamo al nostro Caravanserraglio per una bella dormita. 🙂
Domani… Urfa, la città di Abramo sacra per i Musulmani! Beh… Hosçakal! 🙂

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 17

 diyarbakir

sabato 01/08/09: Diyarbakir – 0 km
(tappa turistica)

Eccoci qua, nella capitale storica del Kurdistan, spesso teatro di manifestazioni e gravi scontri fra militari turchi e appartenenti al movimento del PKK (pekeké, come si pronuncia qua).
Bene, dopo la nostra bella colazione, verso le nove e mezzo usciamo con borraccia piena, cappellino e guida in mano! Come prima cosa ci dirigiamo verso il quartiere del castello sulla collina più alta della città, a nord est, che guarda la vallata dove scorre il fiume Tigri. Appena arrivati, l’impressione non è delle migliori, gli edifici sono un po’ fatiscenti e semi abbandonati e soprattutto non c’è un’ anima. Sarà il caso? Non è per niente rassicurante… Neanche a farlo apposta ci viene incontro un ragazzo sui vent’anni tutto ben vestito che lavora per il Comune e ci invita a visitare il complesso di corti della fortezza con le sue mura, i palazzi, l’hamam, la moschea e il caravanserraglio. Noi gli mostriamo la cartina sulla nostra guida e vede che non c’è praticamente niente del castello, così molto gentilmente si offre di farci da guida e ci regala un opuscoletto turistico multilingua (tra cui l’inglese) molto ben fatto sulla città, ottimo! 🙂
Visitiamo così tutto il complesso in completa autonomia, siamo solo noi tre; l’hamam è la parte più bella, tutto in pietra di basalto come le mura della città. Dall’angolo più a nordest delle mura saliamo su e immortaliamo la veduta sul Tigri, bellissimo… L’emozione della valenza storica di questi posti è troppo grande! Dopo aver visitato la moschea e il caravanserraglio, salutiamo la nostra guida e ci avventuriamo nelle viuzze più esterne al centro della città, lungo le mura. Passeggiando ci rendiamo conto veramente della povertà di questi posti, le case sono poco più che baracche scalcinate e i vicoletti ancora peggio; soprattutto vediamo tante donne che trafficano tra una casa e l’altra, tanti bambini e nessun uomo. Gli uomini infatti sono al lavoro e le donne esclusivamente dietro alla casa e alla famiglia. Mentre camminiamo un gruppo sempre più nutrito di bambini sotto i dieci anni inizia a “ronzarci” intorno, alcuni di loro ridono e ci dicono cose incomprensibili, siamo ovviamente una novità e una attrazione, specialmente io con bermuda, cappello e Rayban… 🙂 Però non mi sento per niente a disagio, anzi la prendo a ridere e mi metto a scattare foto; inutile dire che ho dovuto fotografarli tutti… ! 😀

diyarbakir

Dopo aver passeggiato in questi vicoletti rientriamo verso il corso principale, Gazi Caddesi, e ci dirigiamo verso il quartiere storico centrale dove ci sono le due chiese in rovina, la Caldea e l’Armena, e quella ancora in uso di rito siriano ortodosso. Dopo aver vagato per le viuzze e aver sorseggiato un çay offertoci per strada da un gruppo di anziani signori venditori di sigarette, veniamo distratti dal profumo di kebab e verdure arrosto che c’è nell’aria. Così decidiamo di rimandare la ricerca delle chiese a dopo pranzo e ci dedichiamo ad un’altra ricerca: quella di un buon ristorantino… 🙂
Entriamo così nel piccolissimo ristorante di Suleyman, un giovane tutto vestito di bianco con tanto di cappa e zoccoli, sembra un dottore! Il locale è minuscolo, ci sono cinque tavoli da giardino, anche questi bianchi, ma soprattutto non c’è la cucina! Infatti i pasti arrivano da un altro negozio, o abitazione non lo sappiamo, e le carni vengono cotte in un piccolo braciere sulla strada. Ci sediamo e nel giro di dieci minuti Suleyman ci porta due piattoni con pane tipo piadina, ma molto più buona, i due spiedini e le verdure grigliate. Ah, che buoni… Ormai non ci facciamo mai mancare niente, pranzo e cena sempre al ristorante! Ah, ovviamente a fine pasto arrivano due bei çay, gentilmente offerti dalla casa! Sono quasi le due del pomeriggio, siamo sazi e soddisfatti; decidiamo così di farci una passeggiata nel parco lungo le mura per poi andare un’oretta in albergo a riposare un po’, a fare una pennichella insomma! 🙂
Il parco principale di Diyarbakir all’ora di pranzo è un ritrovo per tante persone, specialmente in estate. Molti infatti si siedono all’ombra delle mura e degli alberi per stare in compagnia, fumare e bere çay sopra qualche kilim logoro di famiglia.
Noi con la pancia bella piena e il solito abbiocco in arrivo, ci sediamo su una panchina a fare due chiacchiere e a stabilire un po’ il da farsi nel pomeriggio. Dopo pochi istanti due bambine sui dieci anni si fermano davanti a noi sorridenti e ci fissano. Le salutiamo sorridendo e cercando di instaurare un dialogo, purtroppo non è facile, parlano solo curdo e turco. Alla fine diciamo loro da dove veniamo, ma la cosa più importante per loro è ammirare Silvia, sono completamente affascinate da lei e le dicono più volte indicandola: “Cok guzel”. Così immortalo il “trio” con due belle foto e le salutiamo. Non è però finita e mentre le due bambine se ne vanno, ne arrivano altre due che vogliono una foto, ovviamente con Silvia. C’è anche la madre, così prima di fotografare chiedo il permesso e la risposta è un sorriso che non lascia spazio a dubbi! Dopo questa piacevole esperienza, ci incamminiamo nel parco: ad ogni passo tutti, uomini, donne e famiglie intere, salutano e sorridono. Una di queste famiglie ci invita a sederci con loro per bere un çay insieme. Sono curdi: tre uomini, due donne e otto bambine. Ci fanno sedere sul loro kilim, io in mezzo agli uomini in posizione centrale con tanto di cuscini per la schiena e Silvia accanto alla donna più anziana e alle bambine. Tutti insieme beviamo il tè sorridendo e parlando… Ehm, cercando di parlare. Infatti alla fine ci riduciamo ai gesti, visto che non ci intendiamo molto, ma questi pochi piccoli gesti valgono mille parole! Decido di fare una foto, il capofamiglia Mihittin è d’accordo, e così ci mettiamo tutti in posa. Prima di ringraziare e salutare, chiedo loro l’indirizzo, voglio spedire infatti le foto dall’Italia, sono stati troppo ospitali e gentili, è il minimo!

diyarbakir

Arriviamo al nostro albergo per le tre e ci stendiamo un po’ sul letto per riposarci. Dopo poco più di un’ora riusciamo e torniamo in centro, dobbiamo trovare le due chiese abbandonate e quella ortodossa! Così con la guida in mano mi metto a cercare tra i vicoletti che pullulano di gente che entra ed esce dai negozietti, venditori, bambini, anziani che fumano e bevono il tè… Mentre cerco di interpretare la micro mappa della città sulla guida, un giovane ragazzo sulla trentina ci saluta e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto: si chiama Boz-o, è un barbiere dallo stile piuttosto moderno ed occidentale. Gli faccio vedere i nomi delle chiese che stiamo cercando e lui ci dice di seguirlo. Inizialmente non ci piace la cosa, è un tipo strano, abbastanza taciturno e dalla camminata un po’ “strascicata”, mah… Dove ci porterà? Mi tengo a distanza… Dopo qualche minuto bussa ad un portone di legno e ferro di un edificio piuttosto vecchio. Un giovane ragazzo ci apre e ci fa entrare: davanti a noi c’è un bel cortile curato e l’ingresso della chiesa siriana ortodossa. Boz-o ci dice di andare e che ci aspetta fuori visto che è musulmano. Entriamo: la chiesa è minuscola, col soffitto basso e un po’ buia, ma veramente affascinante, con larghi archi a sesto acuto, tutta piena di ornamenti e drappeggi sull’altare e sulle mura.
Dopo qualche minuto usciamo e fuori troviamo la nostra strana guida che ci chiede quale sia la prossima tappa, ma noi ringraziamo e salutiamo, vogliamo essere autonomi. Mi metto a guardare la guida, ma non è facile con tutti questi vicoletti e mi rendo conto di quanto sia approssimativa la cartina della città. Così Boz-o si rifa avanti e gentilmente ci dice che ci accompagna alla chiesa armena in rovina, visto che sicuramente sarà chiusa e bisognerà chiedere al custode di mostrarcela. Iniziamo a rilassarci un po’, avrà un atteggiamento strano, ambiguo ed eccessivamente pacato, ma è gentilissimo! Grazie a lui riusciamo ad entrare nella chiesa armena di Surpagab, chiusa e con il soffitto crollato.
Sull’ingresso troviamo un bambino che il nostro amico saluta affettuosamente e ci mostra la chiesa, le cappelle quasi intatte e ci racconta alcuni aneddoti in un inglese elementare, ma efficace! Ci accorgiamo che è sempre più rilassato e sorridente, ci dice che è sposato, che ha dei figli e che ama i bambini. Salutato il nostro piccolo amico, Boz-o ci porta a vedere una casa museo ottomana, anche questa chiusa, dove lui riesce a farci entrare chiedendo alla custode; ci avverte subito che dovremo lasciare cinque lire di mancia, ma va bene, non ci sono problemi. La casa è piccola, molto bella e nelle stanze l’arredamento e i suppellettili sono intatti. Nell’uscire il nostro amico, ormai ci rendiamo conto di essere stati un po’ troppo diffidenti nei suoi confronti, si mette un po’ a discutere con la signora custode. Alla fine capiamo che non vuole cinque lire, bensì dieci. Un po’ scocciato per noi, prova a trattare, ma la donna non cede… Così io pago, dopotutto sono due euro e cinquanta in più. Una volta usciti, Boz-o mortificato si mette una mano in tasca per restituirci le cinque lire in più. E questo gesto ci ha conquistato! Ci siamo detti: “Che fessi ad aver dubitato di lui, è veramente in gamba, strano, ma in gamba”. 🙂

diyarbakir

Dopo questo giro turistico, il nostro amico barbiere ci invita al suo atelier per bere un çay e ovviamente accettiamo! Così nel giro di una mezz’ora, conosciamo i suoi due fratelli, un gruppetto di giovani clienti e praticamente tutti i negozianti vicini. Io e Silvia siamo al centro dell’attenzione e il gruppetto si mette a ridere e a scherzare con noi; Boz-o ci prende un po’ in giro sul fatto che noi “avevamo paura” all’inizio e che ora siamo qua con lui quasi da un’ora! Effettivamente… 🙂 Ci dice inoltre che è veramente felice di aver fatto la nostra conoscenza, che è un pacifista e che ama tutte le persone, diciamo quasi in un modo un po’ “hippie”; si mette addirittura a pregare in terra in mezzo a tutti noi, rivolto ovviamente verso La Mecca, per ringraziare il Signore di questa esperienza… ! Alla fine dopo tre o quattro çay dagli svariati gusti, ci facciamo delle belle fotografie di gruppo e ci scambiamo gli indirizzi email.
Salutato Boz-o e la sua combriccola, andiamo a vedere la Ulu Cami, la moschea più antica e importante del centro della città. E’ veramente stupenda, in stile più arabo che ottomano, con un cortile interno tutto circondato da colonnati a due piani e con al centro una fontana per le abluzioni rituali dalla forma conica.
Una volta usciti, andiamo al negozio di tappeti di Sait, il signore che ieri avevamo incontrato per strada e che conosce un po’ di italiano. Appena entrati ci fa accomodare e iniziamo a parlare del nostro giro un po’ in inglese e un po’ in italiano. Insieme a noi nel negozio c’è una coppia di Polacchi, che sta girando in auto il Kurdistan: sono marito e moglie sulla cinquantina e stanno comprando tappeti! 🙂 Ci mettiamo anche noi a guardare, Silvia si mette insieme alla signora polacca a srotolare decine e decine di tappeti, il più bello in assoluto, un kilim curdo iracheno di sei metri per tre di una settantina di anni sui colori bianco, azzurro e rosa, che spettacolo! Peccato che voglia quasi 2000 dollari… Ma credetemi, li vale tutti, mai visto niente di simile!
Dopo il negozio di Sait ripassiamo per l’ennesima volta dal bazar, anche se ormai lo conosciamo quasi a memoria, ma è troppo bello, ogni negoziante o persona in giro ci ferma e ci saluta… 🙂 Passiamo anche dal bazar dei formaggi, veramente caratteristico e da acquolina in bocca. Tra le viuzze di negozi, troviamo anche un venditore di tè: ha solo ed esclusivamente tè nero dello Sri Lanka. Infatti qui in Kurdistan non si trova il tè turco, ma solo quello asiatico. Figurati se i Curdi si mettono a comprare tè dai Turchi… 🙂

diyarbakir

Sono le sette di sera, decidiamo di fare un ultimo salto da Montana al suo negozio di tappeti per salutarlo. Fra una parola e l’altra mi cadono gli occhi su un servito in ottone antico molto bello che c’è in un angolino del negozio… Stupendo, lo voglio! Ci chiede cento lire, ma chi se ne frega, è stupendo: fatto e inciso a mano, vissutissimo!
Rientrando verso l’albergo ci fermiamo a mangiare un paio di siskebab lungo la strada dove un simpatico ragazzo ha il bracere. Ahhh, che bontà! Il tutto accompagnato dal pane a piadina e… Una bella brocca d’acqua fresca di rubinetto… Ma sì! 😀
Bene, è ora di rientrare in albergo, domani andiamo a Mardin, vicino al confine con la Siria e la stanchezza si fa già sentire.
Oggi è stata una giornata memorabile, sicuramente la più bella fino ad ora! Diyarbakir e i suoi abitanti sono veramente fantastici, l’ospitalità e la gentilezza sono valori importantissimi per i curdi e qui a Diyarbakir, come a Dogubayazit, ce ne siamo resi davvero conto!

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 16

lago van

venerdì 31/07/09: Van, Tatvan, Bitlis, Silvan, Diyarbakir – 400 km
(tappa di trasferimento)

Direzione ovest, inizia il riavvicinamento all’Europa! Oggi ci faremo tutta la costa meridionale del lago di Van fino a Tatvan; poi andremo verso Bitlis, Silvan e quindi arriveremo a Diyarbakir, la capitale simbolica del Kurdistan.
Sveglia alle otto e clima stupendo, ma andiamo con ordine… Colazione: beh ormai ci mangiamo praticamente tutto, dal salato alle verdure fino al dolce. Il cameriere di ieri, innamorato del nostro calcio, torna per salutarci e ci porta un vassoio pieno di fette di anguria, tutte per noi! 🙂
Finita la colazione, porto nella hall i bagagli e vado alla reception per pagare e salutare. Ora bisogna pensare a tirar fuori la moto dal bunker! Con un fattorino vado al garage e sorpresa… Davanti al portone c’è una macchina parcheggiata. Vabbeh, la faremo spostare. C’è un problema però, non si sa di chi sia! Dopo un po’ di tentativi a cercare il proprietario, mi dicono che devo uscire sulla strada passando dal metro e mezzo che c’è fra il portone e l’auto parcheggiata… E come faccio? Vista la ripida salita sterrata devo andare deciso e piuttosto lanciato, non posso fermarmi e frenare per non andare addosso alla macchina, andrei in terra e ruzzolerei giù indietro con la moto. Così, come ho fatto per scendere giù l’altro ieri, decido di fare il bis! Vado tutto fiero nella hall per “precettare” stavolta minimo quattro fattorini. Me ne danno tre, ma io con lo sguardo ne adocchio altri due che vengono ad assistere. Così in fondo al bunk… Ehm garage, mi piazzo di fianco alla moto per guidarla e frenare all’occasione e con i tre ragazzi dietro a spingere. Ovviamente, come io sapevo già, non bastiamo! Scena da piangere dalle risate: un bestione da quasi 300 chili fermo in salita con quattro uomini che piangono dal ridere o dagli sforzi, non lo so! Alla fine una volta arrivati in cima tutti insieme vittoriosi ci guardiamo e abbracciamo: ce l’abbiamo fatta! Dopo i dovuti ringraziamenti e gli altrettanti saluti, carichiamo la moto, impostiamo il GPS e via verso Tatvan!

bitlis kurdistan

L’uscita da Van è abbastanza rapida e dopo aver messo benzina prendiamo la statale D300 che costeggia la riva meridionale del lago. Lungo questa strada troviamo tanti piccoli paesi, alcuni dei quali anche abbastanza attrezzati con degli stabilimenti balneari; la maggior parte però sono villaggi di pescatori.
Ad una cinquantina di chilometri da Van, scorgiamo in lontananza l’isoletta di “Akdamar” con l’omonima chiesa armena; decidiamo tuttavia di andare avanti e non vederla, ci vorrebbe come minimo mezza giornata e non ce la facciamo. Forse l’avremmo potuta visitare ieri invece di stare tutto il giorno a Van, ma ormai è andata così, pazienza! Dopo le foto di rito proseguiamo verso la nostra meta.
Superato Tatvan verso le undici, ci lasciamo alle nostre spalle lo stupendo Lago di Van e prendiamo la E99 verso la vicina Bitlis. Questa città è un paesone di montagna, che fa da vero e proprio crocevia, tutti passano da qui in quanto è l’unica via per andare verso Diyarbakir; infatti troviamo parecchio traffico, tutto passa dal centro di questo paese: auto, furgoni, camion, autobus e… Una moto! Lasciata Bitlis, i “giochi” si fanno parecchio impegnativi… La strada infatti è pessima: come quasi tutte le altre percorse nei giorni scorsi nell’est della Turchia, anche questa è in fase di allargamento della carreggiata. Qui però siamo tra i monti e i cantieri sono dislocati su piccole strade di montagna fra curve, discese e salite. Mi ritrovo infatti a guidare quasi sempre su strade sterrate in salita o in discesa piene di sassi o ghiaione, con tanto di traffico pesante e mezzi di tutti i tipi. Spesso sono anche costretto a fermarmi perché non vedo niente davanti a me con il polverone alzato dagli altri e in altre occasioni invece trovo le strade bagnate e semi allagate dagli operai proprio per evitare i polveroni, con il risultato che io, in moto, scivolo con le ruote e devo tenere i piedi giù per aiutarmi… Insomma, dopo due ore è veramente stancante considerato anche che Silvia, ad ogni scivolata evitata, si impaurisce sempre di più… Alla fine ce la facciamo e per l’una e mezzo siamo nei pressi di Baykan, un piccolo paese alla fine della regione montuosa di Bitlis e all’inizio della grande pianura del fiume Tigri.

kurdistan

Il clima è veramente splendido e iniziamo a sentire il caldo dei vicini deserti di Siria e Iraq. Nel giro di mezz’ora infatti la temperatura supera i 40 gradi, non posso neanche tenere la visiera del casco aperta perché l’aria calda mi secca la pelle e le labbra… Così ci fermiamo per mangiare qualcosa e riposarci un po’ in una bella stazione di servizio in mezzo al niente prima della città di Silvan. Appena arrivati, completamente sporchi di polvere e fango, parcheggiamo la moto davanti all’ingresso del ristorante. Ci vengono subito incontro due camerieri che ci salutano calorosamente e ci chiedono da dove veniamo. Come in altre occasioni, sono folgorati dal nostro viaggio e ci fanno entrare orgogliosamente nel ristorante richiamando l’attenzione di tutti. Uno di loro è il titolare e con grande felicità ci stringe la mano, è un curdo di Batman ed è fiero di averci lì nel suo ristorante. Infatti ci dà il tavolo migliore al centro della stanza, dice a tutti i presenti (una trentina di uomini) chi siamo, cosa facciamo e da dove veniamo. Mette perfino l’aria condizionata al massimo!
Nel giro di pochi minuti ci porta praticamente di tutto: kebab, riso, verdure grigliate, ayran, pane, fagioli… Si mette persino a sedere accanto a me al tavolo. E’ interessatissimo e vuole sapere tutto del nostro giro, ci consiglia vivamente Batman e Hasankeyf, dove c’è uno splendido sito archeologico. Terminato il pranzo con gli immancabili çay, il titolare e i camerieri ci salutano sempre più calorosamente, offrono la colonia per lavare le mani e ci accompagnano alla moto. Il capo mi dice con il tipico gesto: “Nicola, motor cok guzel!!!” (trad. : “Nicola, la moto è proprio bella!!!”).
Così con la pancia piena e l’abbiocco in arrivo, alle tre del pomeriggio ci accingiamo a percorrere gli ultimi 100 chilometri fino a Diyarbakir sotto un sole sempre più cocente. Dopo una quarantina di minuti però ci fermiamo di nuovo per bere un po’ d’acqua ad una stazione di servizio lungo la strada. C’è anche un autobus GT fermo con tutti i passeggeri che pranzano lì vicino: sono Iraniani in viaggio verso Urfa, un gruppo di circa dieci uomini e quaranta donne vestite con il “chador”. Appena parcheggiata la moto, saluto e vengo subito ricambiato. Un uomo che sta pranzando con la sua famiglia sul proprio tappeto mi invita a mangiare qualcosa con loro, ma io rifiuto gentilmente anche perché sono già pieno! Silvia invece viene quasi “assalita” da un gruppo di donne, che la guardano incuriosite, le parlano e la “sgridano” non appena lei racconta loro del nostro viaggio: infatti per loro abbiamo fatto male a non andare anche in Iran! Beh, sarà per un’altra volta… 🙂

batman turchia

Arrivati alla periferia di Diyarbakir, ad un posto di blocco della “Trafik Polis” ci fermano! Penso subito ad un controllo e invece… Multa per eccesso di velocità: andavo a 114 dove c’era il limite a 70 km/h. Inizialmente con il poliziotto non ci capivamo, poi a gesti e indicando il tachimetro della moto, capisco… Ahimè, l’ho beccata! Dopotutto andavo davvero a quella velocità sul lungo rettilineo di qualche chilometro fa… Pazienza, c’è poco da contestare. I poliziotti gentilmente mi chiedono la patente, il libretto e la “sigorta” (l’assicurazione) e mi compilano un bel verbale da 260 lire da pagare con calma quando torneremo alla frontiera. Pazienza, d’ora in avanti andrò più piano e starò più attento all’avvicinarmi alle periferie di paesi e città!
Arriviamo finalmente a Diyarbakir per le quattro e mezzo e, neanche a farlo apposta, entriamo nel centro storico circondato dalle mura medievali proprio dalla porta vicina alla via degli alberghi, “Inonu Caddesi”. Dopo un tentativo a vuoto al primo hotel, parcheggio in un vicoletto vicino dove ce ne sono altri tre: vado a sentire un attimo e lascio Silvia e guardia della moto. E’ pieno di gente che ci osserva incuriosita, però ci guardano diversamente da Van, sono tutti molto sorridenti, ci salutano con grande piacere e mi dicono di andare a sentire agli alberghi lì vicino rassicurandomi per la moto e i bagagli. Vado così all’hotel Kaplan e chiedo informazioni: vogliono 120 lire per due notti con colazione e garage (anche questo “supèr” ovviamente!). Torno da Silvia, che di fatto qui in Turchia è “diventata mia moglie” per evitare antipatie da parte delle persone più integerrime e religiose, e la trovo seduta al bar vicino in compagnia di simpatici signori che le hanno offerto un çay nell’attesa. Sono orgogliosi che siamo arrivati fino a qui a Diyarbakir. Vedendomi stanco, sporco e sudato, mi offrono un bicchiere d’acqua gelata, e di rubinetto… Non ce la faccio, è troppo invitante e la ingurgito… Alla faccia della diarrea del viaggiatore! Così dopo due chiacchiere in compagnia, sposto la moto davanti al Kaplan e con Silvia entro nella hall. Alla fine, dopo varie trattative, ci danno la stanza a 100 lire per le due notti. Una volta parcheggiata la moto nel garage (sotterraneo, ma migliore di quello di Van) e fatta una super doccia rigenerante, usciamo a fare due passi!

diyarbakir

Il centro è vivissimo e brulica di gente che gira per negozi, questa volta molto più veri e tipici rispetto al centro di Van. Sui marciapiedi ci sono venditori ambulanti di tè e cola dai folkloristici vestiti sgargianti di colore rosso.
Vicino ad un negozio un signore ci ferma e ci saluta in italiano, o meglio quasi in italiano! 🙂 Si chiama Sait, è curdo ed ovviamente ama l’Italia e gli Italiani! Anche perché gestisce un negozio di tappeti e antiquariato nella piazza centrale della città ed evidentemente “noi” siamo potenziali clienti. E’ molto simpatico, ci dice che sta dimenticando l’italiano e che gli farebbe piacere scambiare qualche parola con noi. Va bene, domani andremo a trovarlo al suo “Bazaar 21” e guarderemo altri tappeti bevendo altrettanti çay, ormai ci abbiamo preso gusto! 😀
Continuando la nostra passeggiata arriviamo all’hotel “Buyuk Kervansaray”, un caravanserraglio del ‘500 tutto restaurato con hotel, negozi e ristorante all’interno. Mentre osserviamo il suggestivo cortile interno, un uomo ci saluta, chiedendoci la provenienza e ci invita a vedere il suo negozio di tappeti, abbigliamento e chincaglierie di antiquariato. Si chiama Mehmet, detto “Montana”, è simpatico e gentile… Ma sì, andiamo! E via di çay e chiacchiere!
Mehmet, dopo aver visto che non siamo più di tanto interessati ai tappeti, ci chiede di parlargli dell’Italia. Così gli spieghiamo che per la maggior parte degli italiani la Turchia si ferma in Cappadocia e sul Mediterraneo, in quanto questa regione è considerata pericolosa per gli scontri contro i separatisti curdi. Lui resta allibito, in quanto gli episodi terroristici sono sempre meno e anzi il turismo sta iniziando ad arrivare anche qua; addirittura dice che organizza regolarmente escursioni di gruppo per turisti da lui guidate nel vicino Kurdistan iracheno, mostrandomi orgoglioso le foto con gli ultimi gruppi di viaggiatori che hanno fatto questa esperienza. Parliamo anche delle nostre prossime tappe e, sentendo che andremo in Cappadocia, decide di telefonare ad un suo amico italiano che vive là per aiutare i turisti. Si chiama Enrico, vive ad Uçhisar e al telefono mi dà consigli sulle prossime tappe, ottimo! Salutato Mehmet, con la promessa di ripassarci domani, andiamo verso l’albergo. Decidiamo di mangiare con una bella pida, così ci fermiamo ad un piccolo ristorante vicino all’hotel. Verso le nove, completamenti distrutti dopo la giornata di oggi, rientriamo e andiamo a dormire.
Ah, lezione di turco di oggi: “kuçuk” significa piccolo, “buyuk” grande! 🙂