Beypazari… Antico borgo ottomano dell’acqua e della carota!

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Una delle città che ci è piaciuta di più nella Turchia anatolica è Beypazari (Beypazarı, in turco), anche perché è immersa fra i monti e arrivarci, specialmente in moto o in auto, è una vera goduria per gli occhi e per la mente: paesaggi collinari e montuosi stupendi, con panorami e scorci improvvisi dai colori intensi e sempre immersi nella natura, a parte i pochi villaggi e i paesini un po’ sperduti che si incontrano lungo la strada.

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Beypazari si trova circa 100 km ad ovest di Ankara, purtroppo non viene quasi mai menzionata nelle guide e nei racconti di viaggio. Tuttavia è una tappa che mi sento di consigliare per una breve sosta di un giorno o due al massimo, a chi voglia dirigersi da Istanbul fino in Cappadocia o viceversa, visto che si trova circa a metà strada. E’ una cittadina ottomana e il centro con le tipiche case in legno non ha molto da invidiare a quelli delle più blasonate Safranbolu e Amasya. Rispetto a queste però è una meta praticamente solo per i Turchi cittadini di Ankara che vengono qua a prendere una boccata d’aria sana, lontano dalla metropoli. Pertanto quando abbiamo visitato questa città eravamo praticamente gli unici stranieri presenti e, come spesso capita in questi casi, gli abitanti del luogo hanno dato il meglio di sé, in quanto a simpatia e ospitalità!

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Beypazari, oltre che per il tipico centro storico ottomano, oggi è famosa per le carote e per l’acqua minerale. Questa regione detiene infatti il primato della produzione di carote in Turchia e soprattutto fornisce una delle migliori acque minerali nazionali, la si trova praticamente ovunque in tutta la Turchia. A questo punto non resta che farci un salto quando ci troviamo da queste parti! 😉

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 8

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giovedì 23/07/09: Sinop, Samsun, Amasya – 270 km
(tappa di trasferimento)

Di buon’ora facciamo una bella colazione con i nostri due amici e per le nove e mezzo siamo già seduti sulla moto. Decidiamo di andare a vedere il faro di Sinop sul Mar Nero: si trova a venti chilometri ad ovest della città ed è un po’ sperduto nelle campagne lungo la costa. Sulla strada quasi sterrata, percorsa per arrivare al faro, troviamo un sacco di testuggini di terra e dobbiamo fare attenzione nella guida per evitare di cadere o far loro del male. Appena arrivati immortaliamo il panorama con il faro e per la prima volta da quando ce l’ho, mi cade la moto!!! Fortunatamente cade lentamente da fermo mentre la sto togliendo dal cavalletto centrale, ma la cosa spiacevole è che il mio Giessone cade sulla piccola Honda di Tunçay! Che figuraccia…! Meno male non è successo niente; insieme ispezioniamo le moto: la mia non ha neanche un graffio, la sua uno piccolo sulla valigia laterale. Scocciato e fortemente dispiaciuto mi scuso più volte con Tunçay, che mi sorride tranquillo e mi dice: “No problem, Nicola, no problem!”. 😀
Bene, ripartiamo! La strada che costeggia il Mar Nero fino a Samsun è stupenda: tutta tornanti fra colline boscose e promontori sul mare, spettacolare! Ogni tanto troviamo il solito cantiere aperto e ci facciamo un po’ di sterrato, niente di paragonabile a quello vicino a Kastamonu. Ad una sosta per la benzina, facciamo due chiacchiere col gestore che offre a tutti un buon çay e quando scopre che io e Silvia siamo Italiani inizia a farci l’elenco delle squadre di calcio: “Milan, Inter, Giuentus, Udinese, Roma, Florentina… Fatih Terim!!!” 😀

diario-turchia2009_pic26 Poco prima di pranzo arriviamo a Samsun, decisamente più grande e trafficata di Sinop e apparentemente più ricca. Qui salutiamo i nostri amici che decidono di proseguire lungo la costa fino a Ordu mentre noi rientriamo andando verso Amasya, altra città ottomana dove staremo per due notti.
La strada non è male: un po’ di cantieri ogni tanto, ma ormai inizio a fare l’abitudine al pietrisco sull’asfalto, ai tratti sterrati e alle buche sparse.
Alle cinque del pomeriggio arriviamo ad Amasya, piccola città che si trova in una gola lungo il fiume Yesilirmak. Il centro storico vero e proprio è lungo una sponda, caratterizzata appunto da tante piccole case in stile ottomano perfettamente conservate. Ormai quasi ogni edificio è un albergo o un ristorante, tolte ovviamente le moschee e l’hamam.

diario-turchia2009_pic27 La ricerca dell’hotel è abbastanza rapida. Infatti nel giro di mezz’ora ne troviamo uno nel centro storico. Siamo anche fortunati, visto che ci danno la suite quasi al prezzo di una stanza normale! Tutto contento torno da Silvia che mi aspetta alla moto sulla strada e la trovo seduta insieme a degli anziani signori che cortesemente le hanno offerto un çay e che parlano del nostro giro, ovviamente a gesti e poche parole, giusto i nomi delle città. In albergo ci rinfranchiamo per bene con una bella doccia idromassaggio e per la cena ci scegliamo un bel ristorantino dove mangiamo due bei piatti a base di carne, verdure, riso e yogurt. Dopo mangiato, passeggiata rilassante ammirando le luci della città lungo il fiume e tutti i minareti delle moschee completamente illuminati. Notiamo che Amasya è meta di turismo quasi esclusivamente turco e di un certo livello! Le auto non sono le solite carrette e le persone sono molto ben vestite… Forse è anche un po’ troppo chic per la nostra piccola avventura, visto che l’obbiettivo più lontano è Van, vicino all’Iran e all’Iraq, lontano dalle mete turistiche più battute.

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 7

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mercoledì 22/07/09: Safranbolu, Karabuk, Kastamonu, Sinop – 350 km
(tappa di trasferimento)

Ore sette: decidiamo di alzarci, visto che non abbiamo chiuso occhio con i nostri pensieri a cercare soluzioni e idee per il nostro problemino… Oggi dovremmo fare questo giro: Safranbolu, Amasra, sul Mar Nero e quindi tutta la costa fino a Sinop. Un giro a detta della guida stupendo, con una delle più belle strade costiere del Mar Nero. Purtroppo adesso dobbiamo pensare a risolvere la situazione! Così facciamo colazione, carichiamo la moto, salutiamo i ragazzi dell’albergo e ci mettiamo in marcia verso Karabuk. Appena arrivati all’ingresso della fabbrica con all’interno la dogana commerciale, alcuni uomini addetti alla sicurezza ci vengono incontro e gentilmente si offrono di accompagnarci agli uffici, dove forse possono aiutarci. Appena entrati nell’ufficio abbiamo una piacevole accoglienza: praticamente tutti vengono a salutarci, ci fanno accomodare, ci offrono il tè e cercano di capire cosa c’è che non va. Nessuno parla più di tanto l’inglese o il francese, che Silvia conosce, ma alla fine con i documenti alla mano capiscono. Ci dicono che non dobbiamo preoccuparci, in quanto conta il tagliando assicurativo con la carta verde e basta. Passiamo circa due ore parlando a gesti, tutti cercano di tranquillizzarci e in parte ci riescono, anche se io non sono del tutto convinto: e se in Kurdistan ad un posto di blocco militare vedono il timbro errato sul passaporto?! Alla fine una persona ci invita ad entrare nell’ufficio di un dirigente che vuole cercare di capire per bene la faccenda: dopo un’altra ora ed un altro çay, il problema è risolto! Il dirigente, gentilissimo, fa un po’ di fotocopie dei nostri documenti, riempie un po’ di scartoffie e ci aggiorna il timbro sul passaporto con una sua certificazione… E vai!!! E adesso? E’ ora di pranzo e ormai fare il giro previsto è improponibile, visto che è troppo tardi per arrivare sul Mar Nero e fare la strada costiera, piuttosto accidentata e lunghissima da percorrere… Decidiamo così di tagliare dall’interno e passare da Kastamonu per poi arrivare a Sinop. Mentre ci prepariamo a ripartire due impiegati che erano stati con noi durante tutto il tempo negli uffici, ci offrono il pranzo alla mensa della fabbrica. E noi accettiamo volentieri! 🙂 Dopo questo piacevole pranzo in compagnia di operai e impiegati, tutti incuriositi dalla nostra presenza, salutiamo e ringraziamo più volte per la cortesia e la gentilezza dimostrate. Andiamo verso la nostra moto, che viene immortalata in più fotografie, comprese quelle di un gruppo di giapponesi che si trovano in questa grande fabbrica siderurgica presumibilmente per scambi commerciali. Usciti dalla città prendiamo la strada che va verso Kastamonu, da una parte un po’ dispiaciuti di non fare la strada sul Mar Nero, ma dall’altra contenti per questa piacevole esperienza inattesa: problema risolto grazie a persone gentilissime che ci hanno persino offerto il pranzo! 🙂

diario-turchia2009_pic23 La strada che si staglia davanti a noi è tutta fra i monti, con panorami brulli e selvaggi da mozzare il fiato, comprese le piccole case lungo la strada. Man a mano che si va avanti e maciniamo chilometri, la strada si fa sempre più brutta: lunghi tratti sterrati con lavori in corso di allargamento della carreggiata, con ghiaia appena stesa o con asfalto asportato via per essere sostituito e sassi sparsi… Insomma tratti dove spesso non si riesce ad andare a più di venti o trenta chilometri all’ora! 😦
Lungo il tragitto ci fermiamo ad un’area di servizio un po’ sperduta per mettere benzina e qui il titolare ci invita a prendere un çay con lui ed un amico, ottimo ci voleva! 🙂
Alle sei di sera finalmente arriviamo nei dintorni di Sinop e in lontananza il Mar Nero, che in turco si chiama Kara Deniz, compare lentamente all’orizzonte. Le strade sono più trafficate, ma in condizioni decisamente migliori della strada interna appena percorsa. Arrivati in periferia, prendiamo la guida e iniziamo a cercare un albergo con parcheggio. Sinop è la tipica città di mare: movimentata, un po’ sporca e confusionaria e con uno dei porti più importanti della Turchia sul Mar Nero. Le persone appaiono molto più aperte rispetto a que nelle regioni più interne, le donne sono tendenzialmente vestite alla maniera occidentale o con al massimo un foulard in testa.

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Troviamo così l’Otel Gonul, in pieno centro: non è niente di particolare e il parcheggio è sulla strada davanti alla hall. Subito dopo aver parcheggiato un motociclista turco con la moto nuova nuova parcheggia accanto alla mia e mi dice che la via non è trafficatissima, per cui non ci sono problemi a tenere la moto così a bordo strada. E’ in vacanza insieme alla moglie, vive ad Istanbul e parla un ottimo inglese. Ah, si chiamano Tunçay e Buko (è il diminutivo di un nome che purtroppo non riusciamo a capire). Scambiamo così qualche parola, è un Hondista convinto e quasi detesta le BMW… Beh poco male, ognuno ha i suoi gusti! Dopo una buona mezz’ora decido di invitarli a cenare con noi, così ci diamo appuntamento per le otto e mezzo alla hall. Tutti e quattro assieme ci dirigiamo verso il porto e il lungomare cercando un buon posto dove mangiare. All’inizio volevamo cenare con del pesce, poi visti i prezzi cambiamo idea e andiamo in un piccolo ristorante dove servono i manti. Durante la cena con i nostri nuovi amici turchi parliamo del nostro giro in moto fino a Erzurum, Kars e Van con ritorno dal Kurdistan e dalla Cappadocia. Secondo loro la regione di Van è da evitare, parole testuali: è brutta… Vabbeh, a parte questa divergenza di vedute, trascorriamo una bella serata insieme e addirittura facciamo un giro in barca sul Mar Nero, Tunçay ci tiene tanto… Peccato che è notte e non si vede praticamente niente a parte le luci della città! 🙂 Tutti e quattro insieme più il marinaio, facciamo foto, ridiamo e scherziamo e parliamo ancora dei nostri rispettivi giri: loro vanno verso Trabzon, sempre sul Mar Nero e rientrano dall’interno, da Erzurum, Erzincan e poi Tokat.
Verso le undici rientriamo in albergo e, bevendo un çay dopo l’altro, analizziamo i percorsi. Insieme guardiamo anche il meteo in TV e purtroppo le previsioni non sono buone: una forte perturbazione sta colpendo la regione fra Trabzon, Erzurum e Artvin vicino alla Georgia, proprio il giro che vogliono fare loro. Poco male, ci diamo appuntamento per la colazione la mattina seguente e decidiamo di arrivare insieme fino a Samsun sulla costa, dove loro avrebbero deciso se proseguire o rientrare con noi verso Amasya nell’interno.

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Oggi ho imparato un po’ di parole turche, specialmente per chiedere un po’ di informazioni riguardo le condizioni delle strade. Un esempio? Eccolo: “Asfalt guzel?” Tradotto: asfalto buono? Eheheh… Iyi geceler a tutti! 🙂

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 6

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martedì 21/07/09: Safranbolu – 0 km
(tappa turistica)

Altro giorno di relax: sveglia alle cinque!!! Sì, visto che una moschea vicina alla pensione ci fa da sveglia con il richiamo alla preghiera… 🙂 Beh, muezzin a parte, verso le nove, dopo una abbondante colazione, ce ne andiamo in giro per moschee, bazar e vicoletti.
Andiamo al “Cinci Hani”, un antico caravanserraglio diventato hotel di lusso, ma lo visitiamo esclusivamente dall’esterno visto che non ci va di pagare per visitare un albergo. Dopo di che ci dedichiamo alle due moschee principali costruite nel ‘600 e nel ‘700 con due minareti ciascuna, i quali dominano tutto il borgo.

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E’ veramente carino ed interessante anche il bazar dell’arasta, tipico e folkloristico, con i suoi piccoli negozi e le sale da tè, in turco “çay evi”. Qui mi lascio andare e cerco di immortalare un po’ di tutto con la fotocamera. Molti negozi vendono articoli artigianali realizzati sul posto, come le calzature e la pelletteria, mentre altri vendono prodotti alimentari e spezie. Ci sono anche tanti ninnoli da turisti, con dei prezzi ovviamente un po’ alti: qui dopotutto si vive solo di turismo. Visitiamo anche i quartieri arroccati più in alto, dove si hanno delle splendide viste sulla città e le moschee. Poco prima di pranzo visitiamo una casa museo ottomana: a parte l’architettura, che già un po’ conosciamo, possiamo vedere gli interni con i mobili tradizionali posizionati all’interno dei muri e soprattutto i vecchi tappeti che ricoprono i grandi divani sotto le finestre.

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Per pranzo mangiamo, io un “iskender kebab” (a base di carne, verdure e yogurt), Silvia le “kofte” (polpette di carne e verdura) e accompagniamo il tutto con il nostro mitico “ayran”! Assaggiamo finalmente il caffè turco, ma non ci piace più di tanto, anche perché ormai ci stiamo abituando a bere il tè dopo i pasti e durante la giornata: sta prendendo il posto dell’espresso a tutti gli effetti! 🙂
Nel pomeriggio girottoliamo ancora per il borgo e quando rientriamo in albergo per una doccia mi accorgo di un problema piuttosto grave… Sul passaporto, alla dogana di Edirne, hanno sbagliato a mettere la data di scadenza dell’assicurazione della moto! Che idiota, perché non me ne sono accorto prima?! 😦 Infatti la mia assicurazione è divisa in due rate semestrali e la prima scade il 30 luglio; io consapevole di ciò mi sono portato entrambi i certificati in accordo con il mio assicuratore, ma alla frontiera, nonostante li avessi consegnati entrambi hanno guardato solo il primo! Un disastro… E ora?! Ci prende un po’ di sgomento, specialmente a Silvia che si preoccupa non poco; infatti noi il 30 di luglio dovremmo essere vicini all’Iran… 😦 Non sappiamo che fare, mi viene da pensare che se non ci sono soluzioni, devo andare minimo ad Ankara al Consolato Italiano o alla frontiera più vicina, cioè Edirne.
Decidiamo così di andare a parlare con la polizia quanto prima, solo che sono le sei del pomeriggio e non so cosa si possa fare a quest’ora… Arrivati alla stazione, esponiamo al poliziotto di turno il problema, o meglio ci proviamo visto che parla solo turco! A gesti e con i documenti “incriminati” alla mano riusciamo a farci capire e ci dice di aspettare il giorno seguente per andare a Karabuk, la città più vicina, dove c’è una grande fabbrica siderurgica con all’interno una dogana commerciale.

diario-turchia2009_pic17 E’ ormai ora di cena: mangiamo un gozleme per strada, ma siamo un po’ agitati; vorremmo essere già a domani per vedere di risolvere il nostro problema… Alla fine cerchiamo di tranquillizzarci e ci beviamo per strada una bella Efes, la birra turca, comprata in un apposito negozio; beh, dopo questa esperienza, mi sa che la prossima volta evitiamo di bere alcolici in pubblico, visto che ci guardano tutti un po’ male e se proprio ci andrà ce la berremo in albergo o in un ristorante “attrezzato”… 🙂

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 5

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lunedì 20/07/09: Edirne, Istanbul, Bolu, Karabuk, Safranbolu – 660 km
(tappa di trasferimento)

Oggi è un giorno particolare… Andiamo in Asia e lasciamo l’Europa! Infatti ci dirigiamo ad est sulla E80 per superare Istanbul, lo stretto del Bosforo e arrivare quindi a Safranbolu: piccola città vicino a Karabuk nell’Anatolia centrale del nord, ad una ottantina di chilometri dal Mar Nero. Partiamo da Edirne alle 8 di mattina dopo una bella kahvalti e prendiamo l’autostrada in direzione est: oggi ci spariamo più di 600 chilometri… 🙂 La strada è ben realizzata, tutta a tre corsie e il traffico è normale; aumenta man a mano che ci avviciniamo alla megalopoli turca. Istanbul è veramente immensa, ci sono volute quasi due ore per superarla dalla periferia ad ovest fino a quella ad est, passando per il nuovo ponte di Galata sul Bosforo. La città è distribuita su più colline che digradano rapidamente sul Mare di Marmara e sullo stretto: ci sono molti palazzoni, fabbriche sparse, ma soprattutto quello che risalta di più agli occhi, sono i tantissimi minareti di tutte le moschee sparse per la città e le bandiere turche sventolanti praticamente dappertutto! Ogni palazzo, area di servizio e centro commerciale, praticamente ogni edificio ha la sua bandiera sventolante: è proprio vero qui in Turchia il nazionalismo è fortissimo! Nei pressi del Ponte di Galata dobbiamo pagare il pedaggio e quindi al casello troviamo traffico e code di mezzi ad aspettare. Passato il ponte finalmente il traffico si regolarizza e pian piano superiamo la città: siamo ormai in Asia e l’Europa è alle nostre spalle! Nei pressi della città di Adapazari, verso mezzogiorno, ci fermiamo a mangiare qualcosa e a mettere benzina in una delle più grandi stazioni di servizio mai viste in vita mia: nell’enorme parcheggio ci sono gli addetti al lavaggio delle auto e dei camion, ognuno col suo spazzolone che, appena arrivata una macchina, inizia a lavarla da cima a fondo. La stazione di servizio ha un grande edificio con il ristorante, il market e le toilette; superata quest’area si arriva infine col proprio mezzo alle pompe di benzina. All’una ripartiamo anche se il tempo non è il massimo: fa freddo e ci sono parecchie nuvole grige nella nostra direzione, per cui indossiamo gli antipioggia per evitare di perder tempo fermandoci una seconda volta. Superati però i monti vicino ad Adapazari, torna ad essere bello e a fare caldo: meno male!

diario-turchia2009_pic14Oltrepassata Bolu, usciamo dall’autostrada (che continua per Ankara) e prendiamo la statale che porta a Karabuk. Qui finalmente vediamo la prima vera strada turca: asfalto pessimo, pieno di buche, avvallamenti e ghiaia sparsa! Vabbeh pazienza, dobbiamo abituarci visto che di autostrade non ne vedremo più fino al rientro fra una ventina di giorni… 🙂 A Karabuk prendiamo la strada per Safranbolu, la città dello zafferano. E’ un piccolo paese con un bellissimo centro storico ottomano, arroccato su due colline ai lati di un torrente ed è patrimonio dell’Unesco, in quanto rimasto intatto e perfettamente conservato. Arrivati verso le cinque e mezzo cerchiamo subito un buon albergo per le due notti che trascorreremo qui e mentre passiamo con la moto dalle stradine del centro, ci coglie all’istante la vista di un parcheggio custodito con altre tre moto all’interno: ottimo, andiamo a sentire disponibilità e prezzi! E’ la pensione dell’ “Università di Karabuk e Safranbolu”, gestita da professori e studenti per i turisti. L’edificio è la tipica casa ottomana su tre piani, tutta in legno e con un sacco di finestre. Per fortuna un ragazzo conosce un po’ di inglese, per cui ci accordiamo subito per una stanza alla modica cifra di 80 lire turche a notte, circa 40 euro, con colazione! 🙂 La stanza è veramente carina: pavimento costituito da vecchi tavoloni di legno, quattro finestre alte, armadio a muro e… Bagno a muro! Infatti entrando si vedono due grandi armadi gemelli, uno dei quali nasconde però all’interno un bagno minuscolo con wc e doccia, praticamente uno sopra l’altro… 🙂

diario-turchia2009_pic16Appena sistemati, Silvia inizia a lavare i vestiti usati in questi giorni, io strizzo per bene e stendo sul nostro filo da campeggio, improvvisato nel mezzo della stanza 🙂 Finalmente dopo una bella doccia rigenerante usciamo a fare due passi nel centro storico, veramente carino, curato e pulito. Le case sono tutte in stile ottomano, le stradine ed i vicoli sono a pietre. Notiamo subito che la maggior parte dei turisti presenti sono Turchi, ci sono pochissimi stranieri: solo qualche francese e giapponese. Passeggiando per i vicoli pieni di minuscoli negozietti, ci fermiamo a guardare i vari menu dei piccoli ristoranti sparsi qua e là. E’ infatti quasi ora di cena e abbiamo parecchia fame! 🙂 Decidiamo di mangiare in un piccolo ristorante con una çorba (la zuppa) e un gozleme a testa, una sorta di crepe salata, che si può avere con verdure, o con formaggio, o con carne: veramente sfiziosa!

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Come bevanda ci prendiamo un ayran, a base di yogurt, acqua e sale, veramente buono e dissetante. Fatti altri due passi per digerire un minimo, ci ributtiamo in albergo e lasciamo alla giornata di domani la visita vera e propria di Safranbolu… Siamo troppo stanchi, quasi una giornata intera passata in sella alla moto e circa 660 chilometri! Arrivati in albergo scambiamo qualche parola con un paio di studenti che lavorano alla pensione e che parlano poco inglese: ci insegnano qualche parola in turco e correggono la pronuncia di quelle da me imparate finora con il frasario della Lonely Planet. Concludiamo la serata assaggiando un raki, la tipica grappa turca! 🙂 Beh, per restare in tema: “Iyi geceler!” ovvero “Buona notte!”

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 4

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domenica 19/07/09: Edirne – 0 km
(tappa turistica)

Ahhh, finalmente un giorno di relax! Oggi niente moto, facciamo un po’ i turisti 😉
Verso le nove andiamo nella sala dell’albergo dove servono la kahvalti, bene assaggiamo! Per lo più è così composta: tè nero (che si chiama çay e si legge ciai), pane, formaggi, pomodori, cetrioli, salame di mucca e uova sode. Poi ci sono le classiche aggiunte internazionali: latte, caffè solubile, burro e marmellata. Beh, da buon italiano non ce la faccio, mangio solo pane, burro, marmellata e çay, sentendo la mancanza di un buon caffè. Silvia invece mangia quasi tutto. Ma ce la farò, i prossimi giorni devo assaggiare anche il resto! 🙂

diario-turchia2009_pic10Dopo la colazione scendiamo in strada e con guida alla mano giriamo il centro, pieno di ristoranti e bar che servono kebab e çay a tutte le ore, andiamo a vedere il bazar, il caravanserraglio, ora albergo di lusso, e la Eski Cami, la vecchia moschea. Qui un anziano signore si propone per farci da guida, sa un po’ di italiano, ma noi ringraziamo e rifiutiamo. Però alla fine ci accalappia, accompagnandoci all’interno della moschea e ci racconta un po’ di storia e di caratteristiche dell’edificio. E’ gentile e alla fine ci lasciamo guidare, ben consci del fatto che avrebbe gradito un piccolo compenso. Ci porta poi a vedere l’interno dell’hamam, il bagno turco, veramente affascinante e… Caldissimo! Sì, d’accordo è un bagno turco, peccato che noi siamo vestiti ed è ora di pranzo a luglio! Dopo l’hamam ci accompagna a vedere un’altra moschea e ci rendiamo conto che dice quasi le stesse cose dell’altra, storia, architettura, ecc… Beh sì, mi sa che non sa dire altro in italiano e che è un bel furbacchione! 🙂 Così dopo questo terzo posto visitato insieme cerchiamo di salutarlo ringraziandolo, offrendo 10 lire turche (circa 5 euro) e dicendogli che vogliamo avviarci verso l’albergo e mangiare qualcosa per strada. Ci rendiamo conto subito dopo che gli abbiamo dato una marea di soldi, eh sì, dobbiamo imparare ad essere più parsimoniosi, specialmente in questi casi… 🙂 Purtroppo non si stacca da noi, è comunque gentile, educato e ci offre anche un çay nel bar di un amico in centro. Ci vuole portare nel pomeriggio a vedere la moschea di Selim, la più importante della città e dello stesso architetto della Moschea di Solimano di Istanbul, Sinan. Noi però lo ringraziamo e salutiamo, dicendogli che nel pomeriggio preferiamo stare per conto nostro. Alla fine capisce, ci saluta e se ne va, meno male! 🙂

diario-turchia2009_pic11Nel pomeriggio, dopo un breve pasto a base di “baklava”, i tipici pasticcini turchi al miele (squisiti!!!), ce ne andiamo un’oretta in albergo per stare un po’ al fresco, fa parecchio caldo e decidiamo di riuscire verso le quattro.
Dopo il riposino, andiamo a vedere la moschea di Selim, veramente bella, con la sua posizione su di una collina che domina la città, con i suoi bei giardini intorno e i suoi quattro imponenti minareti. Trascorriamo qui gran parte del tempo osservando anche le persone che entrano ed escono dalla moschea per pregare e aspettiamo che termini la funzione per visitare l’interno. Alla fine entriamo, con le dovute predisposizioni del caso, scalzi e foulard in testa per Silvia, e ce la gustiamo con tutte le sue pareti decorate e la splendida cupola. Appena fuori dalla moschea e dal parco andiamo a berci un buon çay nell’arasta, una sorta di piccolo bazar al di fuori delle moschee più importanti, con negozi e ristoranti.

diario-turchia2009_pic12E’ quasi ora di cena, così ci avviciniamo ad un ristorante consigliato dalla guida, “Da Melek Anne” dove servono i manti fra i più buoni della Turchia! I manti sono una sorta di ravioli cotti al vapore e conditi con salsa piccante e yogurt, dobbiamo provarli! Il ristorante è molto accogliente, la titolare è una simpatica signora sulla cinquantina e tutto il locale è all’interno di una casa ottomana ben conservata, tutta legno, tappeti e finestre. La cena è ottima, anche se non è facile mangiare dei simil ravioli con lo yogurt magro acidulo sopra, mischiato alla salsa piccante… Pensavamo meglio, vabbeh saremo più fortunati con i prossimi assaggi! 😉

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 3

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sabato 18/07/09: Nis, Sofia, Edirne – 540 km
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Ore sette e trenta, suona la sveglia… Beh, è ora di fare colazione per ripartire quanto prima! Anche perché in Bulgaria scatta il fuso orario e l’orologio va avanti di un’ora.
La strada da Nis alla frontiera è normale, una semplice statale a due corsie e di conseguenza è un po’ trafficata, visto che tutti passano da lì, compresi i camion. Essendo comunque sabato scorriamo abbastanza bene e anzi riusciamo anche a goderci il paesaggio, con tutti i piccoli paesi di campagna vicino a Pirot.
Ma eccoci alla frontiera: alla dogana serba ci chiedono il passaporto, lo timbrano e ritirano il cartellino di registrazione delle autorità che ci hanno rilasciato all’albergo. Alla dogana bulgara invece c’è una corsia dedicata ai cittadini UE, quindi l’ingresso è molto rapido. Appena passata la frontiera ci fermiamo subito per acquistare la vignetta per l’autostrada bulgara, la quale però risulta essere gratuita per le motociclette, ottimo! 🙂
Man mano che maciniamo chilometri verso Sofia sulla mitica E80 che arriva fino all’Iran, ci accorgiamo che le strade sono sempre peggio: asfalto pessimo con spaccature, dossi e avvallamenti, dovuti sicuramente al traffico pesante. Arrivati nella periferia di Sofia insieme ai tanti Turchi di rientro in patria, imbocchiamo la tangenziale, o meglio la statale che svolge tale funzione… Ci ritroviamo infatti su una strada a due corsie stretta, trafficatissima, piena di buche e molto dissestata. La ciliegina sulla torta sono i tanti posti di blocco della polizia bulgara con tanto di radar montato che non aspettano altro di far multe…

diario-turchia2009_pic06Superata Sofia, continuiamo sulla statale per poi prendere l’autostrada verso Plovdiv: uno stradone dritto, anche questo non in buone condizioni, ma dove riusciamo a viaggiare bene per arrivare alla nostra meta! 🙂
Qui in Bulgaria le auto sono come in Serbia, se non peggio: tutte vecchie e mezze scassate. Dopo il pranzo in una stazione di servizio siamo sempre più vicini a Svilengrad, l’ultima città bulgara prima della Turchia. Il traffico è notevole, centinaia di macchine piene di Turchi vanno verso Edirne!
Arrivati alla frontiera l’uscita dalla Bulgaria è rapida, ma l’entrata in Turchia no, parte infatti un’ora buona con tutti i controlli e le registrazioni di routine. Fortunatamente la vista in lontananza di una coppia di minareti di una moschea ci fa trepidare, siamo arrivati!!! 🙂
Sono le sette di sera e siamo nel centro di Edirne, una città veramente curata, pulita e coloratissima fra edifici vecchi e nuovi e le tante aiuole fiorite. Ci fermiamo per cercare l’albergo e Silvia mette subito mano alla guida: se l’è studiata per bene e ieri sera prima di dormire l’abbiamo ripassata! 🙂 La fortuna vuole che imbocchiamo proprio la strada degli alberghi del centro, dove un ragazzo turco e un signore francese in viaggio di lavoro ci assistono nella ricerca di un buon hotel con il posto per la moto. Così troviamo il Park Hotel, con tanto di parcheggio sotterraneo chiuso, ottimo! Staremo qui due notti per la modica cifra di 100 euro colazione compresa, o meglio, kahvalti compresa 🙂

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Dobbiamo recuperare un po’ di energie dopo i più di 1700 chilometri fatti in neanche due giorni… Così dopo esserci sistemati nella nostra stanza, un po’ anonima, ma pulita e con aria condizionata, ci facciamo una bella doccia e usciamo. Prima di andare a mangiare qualcosa per cena, cerchiamo un bancomat. Abbiamo infatti deciso di prelevare sempre con bancomat (debit card maestro) e di non cambiare gli euro negli uffici di cambio dove i tassi sono un po’ troppo sfavorevoli. Ma arriviamo alla cena! Cosa avremmo potuto mangiare se non un bel piatto di kebab di mucca con tanto di verdure, yogurt e pane tipo piadina? Eheh, iniziamo e finiamo veramente bene con un dolce tipico, il kunefe, fatto con frumento, formaggio fuso e servito caldo con il miele, una vera delizia! 🙂
Prima di rientrare in hotel ci facciamo una passeggiata lungo il corso principale, molto carino e pieno di persone a passeggio. Notiamo anche che in giro ci sono donne tranquillamente vestite alla maniera occidentale e donne con il velo in testa, sia con il viso coperto che scoperto.