Beypazari… Antico borgo ottomano dell’acqua e della carota!

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Una delle città che ci è piaciuta di più nella Turchia anatolica è Beypazari (Beypazarı, in turco), anche perché è immersa fra i monti e arrivarci, specialmente in moto o in auto, è una vera goduria per gli occhi e per la mente: paesaggi collinari e montuosi stupendi, con panorami e scorci improvvisi dai colori intensi e sempre immersi nella natura, a parte i pochi villaggi e i paesini un po’ sperduti che si incontrano lungo la strada.

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Beypazari si trova circa 100 km ad ovest di Ankara, purtroppo non viene quasi mai menzionata nelle guide e nei racconti di viaggio. Tuttavia è una tappa che mi sento di consigliare per una breve sosta di un giorno o due al massimo, a chi voglia dirigersi da Istanbul fino in Cappadocia o viceversa, visto che si trova circa a metà strada. E’ una cittadina ottomana e il centro con le tipiche case in legno non ha molto da invidiare a quelli delle più blasonate Safranbolu e Amasya. Rispetto a queste però è una meta praticamente solo per i Turchi cittadini di Ankara che vengono qua a prendere una boccata d’aria sana, lontano dalla metropoli. Pertanto quando abbiamo visitato questa città eravamo praticamente gli unici stranieri presenti e, come spesso capita in questi casi, gli abitanti del luogo hanno dato il meglio di sé, in quanto a simpatia e ospitalità!

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Beypazari, oltre che per il tipico centro storico ottomano, oggi è famosa per le carote e per l’acqua minerale. Questa regione detiene infatti il primato della produzione di carote in Turchia e soprattutto fornisce una delle migliori acque minerali nazionali, la si trova praticamente ovunque in tutta la Turchia. A questo punto non resta che farci un salto quando ci troviamo da queste parti! 😉

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 8

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giovedì 23/07/09: Sinop, Samsun, Amasya – 270 km
(tappa di trasferimento)

Di buon’ora facciamo una bella colazione con i nostri due amici e per le nove e mezzo siamo già seduti sulla moto. Decidiamo di andare a vedere il faro di Sinop sul Mar Nero: si trova a venti chilometri ad ovest della città ed è un po’ sperduto nelle campagne lungo la costa. Sulla strada quasi sterrata, percorsa per arrivare al faro, troviamo un sacco di testuggini di terra e dobbiamo fare attenzione nella guida per evitare di cadere o far loro del male. Appena arrivati immortaliamo il panorama con il faro e per la prima volta da quando ce l’ho, mi cade la moto!!! Fortunatamente cade lentamente da fermo mentre la sto togliendo dal cavalletto centrale, ma la cosa spiacevole è che il mio Giessone cade sulla piccola Honda di Tunçay! Che figuraccia…! Meno male non è successo niente; insieme ispezioniamo le moto: la mia non ha neanche un graffio, la sua uno piccolo sulla valigia laterale. Scocciato e fortemente dispiaciuto mi scuso più volte con Tunçay, che mi sorride tranquillo e mi dice: “No problem, Nicola, no problem!”. 😀
Bene, ripartiamo! La strada che costeggia il Mar Nero fino a Samsun è stupenda: tutta tornanti fra colline boscose e promontori sul mare, spettacolare! Ogni tanto troviamo il solito cantiere aperto e ci facciamo un po’ di sterrato, niente di paragonabile a quello vicino a Kastamonu. Ad una sosta per la benzina, facciamo due chiacchiere col gestore che offre a tutti un buon çay e quando scopre che io e Silvia siamo Italiani inizia a farci l’elenco delle squadre di calcio: “Milan, Inter, Giuentus, Udinese, Roma, Florentina… Fatih Terim!!!” 😀

diario-turchia2009_pic26 Poco prima di pranzo arriviamo a Samsun, decisamente più grande e trafficata di Sinop e apparentemente più ricca. Qui salutiamo i nostri amici che decidono di proseguire lungo la costa fino a Ordu mentre noi rientriamo andando verso Amasya, altra città ottomana dove staremo per due notti.
La strada non è male: un po’ di cantieri ogni tanto, ma ormai inizio a fare l’abitudine al pietrisco sull’asfalto, ai tratti sterrati e alle buche sparse.
Alle cinque del pomeriggio arriviamo ad Amasya, piccola città che si trova in una gola lungo il fiume Yesilirmak. Il centro storico vero e proprio è lungo una sponda, caratterizzata appunto da tante piccole case in stile ottomano perfettamente conservate. Ormai quasi ogni edificio è un albergo o un ristorante, tolte ovviamente le moschee e l’hamam.

diario-turchia2009_pic27 La ricerca dell’hotel è abbastanza rapida. Infatti nel giro di mezz’ora ne troviamo uno nel centro storico. Siamo anche fortunati, visto che ci danno la suite quasi al prezzo di una stanza normale! Tutto contento torno da Silvia che mi aspetta alla moto sulla strada e la trovo seduta insieme a degli anziani signori che cortesemente le hanno offerto un çay e che parlano del nostro giro, ovviamente a gesti e poche parole, giusto i nomi delle città. In albergo ci rinfranchiamo per bene con una bella doccia idromassaggio e per la cena ci scegliamo un bel ristorantino dove mangiamo due bei piatti a base di carne, verdure, riso e yogurt. Dopo mangiato, passeggiata rilassante ammirando le luci della città lungo il fiume e tutti i minareti delle moschee completamente illuminati. Notiamo che Amasya è meta di turismo quasi esclusivamente turco e di un certo livello! Le auto non sono le solite carrette e le persone sono molto ben vestite… Forse è anche un po’ troppo chic per la nostra piccola avventura, visto che l’obbiettivo più lontano è Van, vicino all’Iran e all’Iraq, lontano dalle mete turistiche più battute.

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 7

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mercoledì 22/07/09: Safranbolu, Karabuk, Kastamonu, Sinop – 350 km
(tappa di trasferimento)

Ore sette: decidiamo di alzarci, visto che non abbiamo chiuso occhio con i nostri pensieri a cercare soluzioni e idee per il nostro problemino… Oggi dovremmo fare questo giro: Safranbolu, Amasra, sul Mar Nero e quindi tutta la costa fino a Sinop. Un giro a detta della guida stupendo, con una delle più belle strade costiere del Mar Nero. Purtroppo adesso dobbiamo pensare a risolvere la situazione! Così facciamo colazione, carichiamo la moto, salutiamo i ragazzi dell’albergo e ci mettiamo in marcia verso Karabuk. Appena arrivati all’ingresso della fabbrica con all’interno la dogana commerciale, alcuni uomini addetti alla sicurezza ci vengono incontro e gentilmente si offrono di accompagnarci agli uffici, dove forse possono aiutarci. Appena entrati nell’ufficio abbiamo una piacevole accoglienza: praticamente tutti vengono a salutarci, ci fanno accomodare, ci offrono il tè e cercano di capire cosa c’è che non va. Nessuno parla più di tanto l’inglese o il francese, che Silvia conosce, ma alla fine con i documenti alla mano capiscono. Ci dicono che non dobbiamo preoccuparci, in quanto conta il tagliando assicurativo con la carta verde e basta. Passiamo circa due ore parlando a gesti, tutti cercano di tranquillizzarci e in parte ci riescono, anche se io non sono del tutto convinto: e se in Kurdistan ad un posto di blocco militare vedono il timbro errato sul passaporto?! Alla fine una persona ci invita ad entrare nell’ufficio di un dirigente che vuole cercare di capire per bene la faccenda: dopo un’altra ora ed un altro çay, il problema è risolto! Il dirigente, gentilissimo, fa un po’ di fotocopie dei nostri documenti, riempie un po’ di scartoffie e ci aggiorna il timbro sul passaporto con una sua certificazione… E vai!!! E adesso? E’ ora di pranzo e ormai fare il giro previsto è improponibile, visto che è troppo tardi per arrivare sul Mar Nero e fare la strada costiera, piuttosto accidentata e lunghissima da percorrere… Decidiamo così di tagliare dall’interno e passare da Kastamonu per poi arrivare a Sinop. Mentre ci prepariamo a ripartire due impiegati che erano stati con noi durante tutto il tempo negli uffici, ci offrono il pranzo alla mensa della fabbrica. E noi accettiamo volentieri! 🙂 Dopo questo piacevole pranzo in compagnia di operai e impiegati, tutti incuriositi dalla nostra presenza, salutiamo e ringraziamo più volte per la cortesia e la gentilezza dimostrate. Andiamo verso la nostra moto, che viene immortalata in più fotografie, comprese quelle di un gruppo di giapponesi che si trovano in questa grande fabbrica siderurgica presumibilmente per scambi commerciali. Usciti dalla città prendiamo la strada che va verso Kastamonu, da una parte un po’ dispiaciuti di non fare la strada sul Mar Nero, ma dall’altra contenti per questa piacevole esperienza inattesa: problema risolto grazie a persone gentilissime che ci hanno persino offerto il pranzo! 🙂

diario-turchia2009_pic23 La strada che si staglia davanti a noi è tutta fra i monti, con panorami brulli e selvaggi da mozzare il fiato, comprese le piccole case lungo la strada. Man a mano che si va avanti e maciniamo chilometri, la strada si fa sempre più brutta: lunghi tratti sterrati con lavori in corso di allargamento della carreggiata, con ghiaia appena stesa o con asfalto asportato via per essere sostituito e sassi sparsi… Insomma tratti dove spesso non si riesce ad andare a più di venti o trenta chilometri all’ora! 😦
Lungo il tragitto ci fermiamo ad un’area di servizio un po’ sperduta per mettere benzina e qui il titolare ci invita a prendere un çay con lui ed un amico, ottimo ci voleva! 🙂
Alle sei di sera finalmente arriviamo nei dintorni di Sinop e in lontananza il Mar Nero, che in turco si chiama Kara Deniz, compare lentamente all’orizzonte. Le strade sono più trafficate, ma in condizioni decisamente migliori della strada interna appena percorsa. Arrivati in periferia, prendiamo la guida e iniziamo a cercare un albergo con parcheggio. Sinop è la tipica città di mare: movimentata, un po’ sporca e confusionaria e con uno dei porti più importanti della Turchia sul Mar Nero. Le persone appaiono molto più aperte rispetto a que nelle regioni più interne, le donne sono tendenzialmente vestite alla maniera occidentale o con al massimo un foulard in testa.

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Troviamo così l’Otel Gonul, in pieno centro: non è niente di particolare e il parcheggio è sulla strada davanti alla hall. Subito dopo aver parcheggiato un motociclista turco con la moto nuova nuova parcheggia accanto alla mia e mi dice che la via non è trafficatissima, per cui non ci sono problemi a tenere la moto così a bordo strada. E’ in vacanza insieme alla moglie, vive ad Istanbul e parla un ottimo inglese. Ah, si chiamano Tunçay e Buko (è il diminutivo di un nome che purtroppo non riusciamo a capire). Scambiamo così qualche parola, è un Hondista convinto e quasi detesta le BMW… Beh poco male, ognuno ha i suoi gusti! Dopo una buona mezz’ora decido di invitarli a cenare con noi, così ci diamo appuntamento per le otto e mezzo alla hall. Tutti e quattro assieme ci dirigiamo verso il porto e il lungomare cercando un buon posto dove mangiare. All’inizio volevamo cenare con del pesce, poi visti i prezzi cambiamo idea e andiamo in un piccolo ristorante dove servono i manti. Durante la cena con i nostri nuovi amici turchi parliamo del nostro giro in moto fino a Erzurum, Kars e Van con ritorno dal Kurdistan e dalla Cappadocia. Secondo loro la regione di Van è da evitare, parole testuali: è brutta… Vabbeh, a parte questa divergenza di vedute, trascorriamo una bella serata insieme e addirittura facciamo un giro in barca sul Mar Nero, Tunçay ci tiene tanto… Peccato che è notte e non si vede praticamente niente a parte le luci della città! 🙂 Tutti e quattro insieme più il marinaio, facciamo foto, ridiamo e scherziamo e parliamo ancora dei nostri rispettivi giri: loro vanno verso Trabzon, sempre sul Mar Nero e rientrano dall’interno, da Erzurum, Erzincan e poi Tokat.
Verso le undici rientriamo in albergo e, bevendo un çay dopo l’altro, analizziamo i percorsi. Insieme guardiamo anche il meteo in TV e purtroppo le previsioni non sono buone: una forte perturbazione sta colpendo la regione fra Trabzon, Erzurum e Artvin vicino alla Georgia, proprio il giro che vogliono fare loro. Poco male, ci diamo appuntamento per la colazione la mattina seguente e decidiamo di arrivare insieme fino a Samsun sulla costa, dove loro avrebbero deciso se proseguire o rientrare con noi verso Amasya nell’interno.

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Oggi ho imparato un po’ di parole turche, specialmente per chiedere un po’ di informazioni riguardo le condizioni delle strade. Un esempio? Eccolo: “Asfalt guzel?” Tradotto: asfalto buono? Eheheh… Iyi geceler a tutti! 🙂