Diyarbakir, la capitale mancata

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Diyarbakir è la mia città preferita in Turchia: adoro il suo caos, la sua semplicità, il bazar incasinato, i suoi odori, le persone vere! Si trova nel sud est della Turchia ed è la capitale ideologica dello stato non riconosciuto del Kurdistan. Ci siamo stati due volte, la prima nel 2009 e la seconda nel 2011. E’ una città al primo impatto dura, leggermente malinconica dove le persone fanno fatica ad aprirsi a causa delle loro vicissitudini e delle continue oppressioni subite da parte dei Turchi. Ma dopo aver conquistato le persone con i nostri sorrisi e strette di mano, si sono rivelate quelle più vere e ospitali di tutta la Turchia. Non dimenticherò mai le ore passate a sorseggiare çay con i fratelli Boz-O, all’interno del bazar nel loro negozio di parrucchieri da uomo.

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A Diyarbakir abbiamo visto anche uno dei più belli e forniti negozi di tappeti, Bazar 21, situato nei pressi della Ulu Cami. Infatti l’ultima volta, nel 2011, ci siamo tornati (quasi apposta), ma la moschea era in ristrutturazione e il negozio era chiuso… Non ci siamo fatti prendere dallo sconforto, dato che avevamo deciso di fare una deviazione a Diyarbakir al ritorno dalla Georgia (parecchio fuori mano!) proprio per comprarne uno da loro! Abbiamo iniziato a chiedere a tutte le persone (soprattutto uomini) che si trovavano vicino al vecchio ingresso del negozio e, dopo circa un’ora di ricerche, troviamo un signore che dopo varie telefonate e çay, rintraccia il ragazzo che avevamo conosciuto nel 2009 e ci porta al magazzino del negozio! Alla fine abbiamo preso un kilim bellissimo, con colori naturali di una cinquantina d’anni, che ha trovato la sua collocazione in mansarda!

Tappeti, kilim e ancora tappeti…

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Una delle parole d’ordine nel nostro ultimo viaggio è stata “Tappeti”. Nei viaggi precedenti a quello di questo anno in Iran, abbiamo iniziato ad approcciarci a questo mondo, principalmente per i kilim. Tre anni fa infatti a Dogubayazit, in Turchia dell’est, abbiamo comprato il nostro primo tappeto, per la precisione un kilim fatto a mano con la tecnica Sumak di una quarantina di anni fa e ricavato da una culla curda per bambini. Lo scorso anno nel viaggio in Georgia, Armenia e Turchia ne abbiamo acquistati addirittura 4, spedendone 2 e portando in moto gli altri. Uno dei nostri passatempi preferiti è infatti quello di girovagare per i bazar e i negozi di tappeti per valutare, osservare, apprendere ed eventualmente acquistarne uno.

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Questo anno è stata la volta della patria per antonomasia del tappeto, l’Iran o per meglio dire in questo settore commerciale la Persia. Abbiamo visitato negozianti di tappeti praticamente in ogni città visitata, ma quelle più significative a riguardo sono state per noi Esfahan, ShirazTabriz e su tutte Tehran. Sì, a Tehran infatti nel Bazar Bozorg (quello grande a sud della città per intenderci), c’è una parte intera dedicata ai tappeti, come nelle altre città del resto. A Tehran però, non essendo una città molto turistica, a mio avviso è possibile trovare veramente di tutto e a prezzi ottimi! Non sono certo un esperto, però dopo aver girato in lungo e in largo questi bazar, alla fine una idea me la sono fatta! 😉

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Nel nostro viaggio abbiamo notato che il commercio di base dei tappeti persiani è incentrato principalmente su quelli nomadi (cioè quelli con disegni stilizzati, con colori più scuri e dalle forme un po’ meno armoniose) più che su quelli cittadini (cioè i classici con medaglione centrale, con motivi floreali e con i simboli islamici e zoroastriani). I tappeti cittadini di prima qualità infatti non sono facili da trovare in quanto costosissimi; all’estero sicuramente sì, ma nei bazar iraniani vengono venduti principalmente solo quelli che sono acquistabili anche dal normale cittadino iraniano, i tappeti nomadi appunto. Questo almeno è quello che abbiamo capito noi durante il nostro viaggio. Abbiamo visto anche una terza tipologia di tappeti, aventi sì il disegno “cittadino”, ma interamente realizzati a macchina in serie, con tessuti e colori sintetici e quindi privi di interesse, almeno per noi.

Vorrei ringraziare pubblicamente il buon Hossein Hosseiny di Tehran, dal quale abbiamo comprato un tappeto nomade in lana, realizzato a mano, con colori naturali e non più nuovo. E’ infatti degli anni ’70 e, per citare lo stesso Hossein, “Before revolution!”.

Ritrovare vecchi amici

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Quando viaggiamo conoscere nuove persone è fondamentale, non ci piacciono i luoghi dove la società e le regole portano ad essere freddi e poco accoglienti.

L’anno scorso siamo tornati in Turchia dopo due anni di assenza ed è stato emozionante ritrovare persone, incontrate per caso, ma con i quali è nata subito un’amicizia! Così come è capitato con Burak, il nostro amico di Erzurum, il quale due anni fa, vedendoci in difficoltà nel trovare un hotel, ci ha accompagnato nella ricerca contrattando per noi il prezzo. Ed anche lo scorso luglio, lo abbiamo ritrovato per caso, mentre bevevamo un çay, all’interno di un negozio di tappeti che poi abbiamo scoperto appartenere a suo zio Necati. Anche per Burak è stata una bella sorpresa, ci siamo riconosciuti subito e si è offerto di farci da guida alla scoperta della sua bellissima città.
Ed in questo modo è successo anche con i simpaticissimi parrucchieri Boz-o di Diyarbakır, i quali svolgono la loro attività all’interno dell’antico Bazar della città. Diyarbakır, situata a sud-est e capitale storica del Kurdistan, è una delle nostre mete preferite in Turchia, in quanto questa città incarna lo spirito di accoglienza e generosità che tanto amiamo.

Diyarbakır-2011

Le persone incontrate nel corso dei nostri viaggi sono molte, e grazie a loro siamo riusciti a scoprire ed apprezzare meglio la cultura e la società in cui vivono.