Diario di viaggio in Turchia… Giorno 20

sanli urfa

martedì 04/08/09: Sanli Urfa – 0 km
(tappa turistica)

Notte quasi bianca… Caldo (abbiamo dormito con la sola finestra aperta) e dolori alla pancia, comunque meno forti di ieri sera. Ci alziamo tardi, almeno per i nostri standard vacanzieri, sono le dieci. A colazione prendo solo tè e yogurt, Silvia invece si strafoga un po’ visto che ieri a cena non ha praticamente mangiato.
Andiamo a fare due passi e a rivedere un po’ il bazar. Girottolando ci accorgiamo di un cortile interno che ieri ci era sfuggito: il “Gumruk Hani”. E’ un cortile pieno di tavolini con uomini di tutte le età che bevono çay, fumano e giocano a backgammon; non c’è una donna, ma tutti sorridono dando il benvenuto a Silvia. Decidiamo di sederci e prendere un tè quando dopo pochi minuti si avvicina un signore sulla sessantina e ci chiede in italiano, quasi correttamente, se può sedere con noi e offrirci il tè… Senz’altro! 🙂 Si chiama Mehmet e ha lavorato in Italia e in Turchia negli anni ’80-90 per la grossa azienda costruttrice che ha partecipato al consorzio per la realizzazione dell’immenso invaso artificiale dell’”Ataturk Baraji” ad est di Adiyaman e a nord di Urfa. E’ veramente simpatico, un fumatore accanito e un po’ insolito, visto che bestemmia continuamente in italiano, le sa tutte, e con un accento prettamente lombardo… Si ricorda infatti dell’ingegnere milanese e del suo staff che continuamente imprecavano sui cantieri della diga! 🙂 Ci racconta anche un po’ della città e prende in giro tutti i musulmani che vanno a dare da mangiare alle carpe sacre nella “Golbasi”, testuali parole: “Io me le mangio quelle carpe, dio… [censura]!” Che personaggio! Dopo quattro o cinque çay andiamo a fare due passi con lui nel bazar e poi ci salutiamo.

gumruk hani urfa

E’ ora di pranzo e decido di mangiare qualcosa, visto che comincio a star meglio e ad avere un po’ fame; così prendiamo ad un piccolo chiosco uno spiedino di pollo (che cortesemente mi cuociono senza troppe spezie sopra) e un ayran a testa. Mangiamo lungo una strada nei pressi del bazar, dove ci divertiamo ad osservare la frenesia della gente che compra, mangia, passeggia, guida… Un caos bello e buono di macchine e moto con sidecar completamente scassate e smarmittate, persone che attraversano fra un veicolo e l’altro e tante altre che mangiano a bordo strada come noi… 🙂
Finalmente sto bene, decido però di andare un po’ in hotel e rigorosamente col condizionatore spento! Poche decine di metri prima dell’albergo Silvia trova l’hamam consigliatoci dal portiere: così entra dalla porta mezza scalcinata nella prima stanzina e chiede alla signora anziana che lo gestisce qual è l’orario per le donne: dalle dieci alle alle diciotto. Ottimo! Così decide di accompagnarmi in stanza e di prenotare per “fare l’hamam” dalle tre alle quattro :).
Mentre sonnecchio sul letto sento bussare, Silvia è rientrata… E’ rossa come un peperone, ha un caldo pazzesco, ma è contentissima! Infatti si è divertita un sacco: la signora, insieme ad un’altra, si è messa a lavarla da capo a piedi con delle spugne leggermente abrasive e acqua caldissima e successivamente è stata insieme a tutte le altre donne nella sala grande del bagno turco, ovviamente l’unica non-turca. Esperienza memorabile! Per la semplice cifra di… Dieci lire! 🙂

golbasi urfa

Nel pomeriggio torniamo per l’ennesima volta in centro, poi nel bazar e di nuovo nel parco di “Golbasi” e “Dergah” in mezzo ai turisti turchi e non, che si prodigano nel dare da mangiare alle carpe… 🙂
Ci manca da visitare il castello, ma onestamente non abbiamo voglia. Infatti siamo a posto così, abbiamo vissuto tante belle esperienze e anche brutte, vedi la mia congestione di ieri! Così ci ritroviamo all’ora di cena e decidiamo di mangiare solo un po’ di frutta comprata ad un banco del bazar.
Prima di andare a dormire, guardo un po’ di TG meteo nella hall dell’albergo e vedo che ad est di Adiyaman e di Malatya domani pioverà; è proprio nella zona del parco del monte Nemrut Dagi, la celebre montagna con le teste e le tombe dei parenti del sovrano Mitridate II, di epoca preromana. Mah, speriamo che il tempo migliori altrimenti percorrere la strada bianca che porta su al parco con la pioggia e il fango non mi sembra una buona idea… 😦

Diario di viaggio in Turchia… Giorno 19

road

lunedì 03/08/09: Mardin, Sanli Urfa – 185 km
(tappa di trasferimento e turistica)

Direzione ovest: Urfa. Purtroppo le previsioni per il clima non sono delle migliori: tutti ci dicono che Urfa è la città più calda della Turchia e che quindi soffriremo tanto! Beh, è anche l’ora di trovare un po’ di caldo vero estivo, finora solo a Diyarbakir l’abbiamo un po’ sentito… Dopo tutto siamo ad agosto!
Urfa non è lontanissima, perciò ce la prendiamo comoda e partiamo verso le nove e mezzo dal nostro “Artuklu Kervansaray” dopo una delle colazioni più ricche con lo yogurt naturale più buono mangiato finora :).
Usciti dalla ricca città di Mardin, dove le strade sono quasi perfette e tutti guidano con calma e prudenza, ripiombiamo sulle strade tipicamente turche: tutte un cantiere con ghiaia, asfalto scadente e traffico. Decido subito di fare il pieno alla moto e mi fermo al primo distributore fuori Mardin. Il gestore è un ragazzo della mia età che dopo il rifornimento ci chiede: “Çay?” Ovviamente sì! Parliamo un pochino a gesti e in turco, con le parole imparate finora. Ci chiede in particolare cosa pensiamo di Mardin. Noi rispondiamo che è molto bella, ma forse un po’ troppo turistica e non accogliente come altre città visitate finora, soprattutto Diyarbakir. A lui brillano gli occhi, visto che è curdo e ci spiega che Mardin è quasi completamente turca, dove vanno solo turisti e Turchi in vacanza. E questo quadra con le forti “pressioni” che ci aveva fatto Tunçay a Sinop di andare solo a Mardin e saltare le altre città dell’est…
Dopo una decina di minuti ci alziamo, Urfa ci aspetta! Salutiamo così il nostro amico benzinaio con un bel… “Spas!” 🙂

micro hotel

Questo tratto di strada diventa sempre più trafficato, specialmente all’altezza della cittadina di Viransehir. Riusciamo comunque a svicolare sempre bene con la moto e alla fine verso le undici e mezzo arriviamo a Urfa.
Andiamo subito verso uno degli alberghi della Lonely, il “Bakay”: Dalla descrizione non ci sembra male, è in centro ed ha il parcheggio… Bisogna vedere però di che tipo! Fa davvero caldo, squagliamo nelle tute e così appena davanti all’albergo ci spogliamo subito di giacca e paraschiena. Metto la moto davanti alla hall ed entro lasciando Silvia fuori a fare la guardia. Il gestore ci dà la doppia con colazione alla modica cifra di 95 lire per due notti dopo una mia breve contrattazione, e ci dice che ci fa mettere la moto dentro… Ottimo! L’albergo non ha però un garage o un cortile, ma una stanza chiusa da un cancello di fianco alla hall dove c’è una cappella per la preghiera. Insomma, alla fine parcheggio in mezzo ad un gruppo di anziani signori che si alternano a pregare in uno stanzino al piano terra dell’albergo, più al sicuro di così…
Andiamo con tutti i bagagli nella nostra stanza al secondo piano: è pulita, ma un pochino squallida e soprattutto stretta! Ci sono due letti, uno matrimoniale e uno singolo. Con le nostre valige, borse, caschi e vestiti da moto ci entriamo giusti giusti. Però c’è l’aria condizionata: meno male, così possiamo stemperare un po’!

bazar urfa

Urfa è famosa per un tipo di kebab, l’”Urfa Kebab” appunto: è una “salsicciona” spellata e schiacciata fatta a mo’ di spiedino accompagnata come sempre da pane piadina, peperoni grigliati e verdure. È l’antagonista dell’“Adana Kebab”, praticamente identico, ma piccante, originario della città di Adana. L’altra prelibatezza culinaria di Urfa invece è un baklava: l’”Imam svenuto”. Il nome è tutto un programma… 🙂
La strada che dall’albergo porta al bazar e al centro storico è piena di negozi, di ristoranti e brulica di gente. Ci sono Turchi alla maniera occidentale e altri più religiosi, in cui le donne vestono tutte con “Chador” o “Niqab”.
Decidiamo di fermarci ad un bel ristorante da cui esce un profumino allettante! Dopo il nostro “spuntino”, accompagnato dai complimenti dei ristoratori e dei camerieri per il fatto che siamo i primi Italiani che vedono, andiamo a visitare il piccolissimo quartiere delle case più vecchie della città. Somiglia moltissimo a Diyarbakir ed è pieno di bambini che giocano per le strade.
Sono le due e mezzo: con il caldo e la pancia piena ci prende il solito abbiocco, per cui andiamo a sdraiarci un’oretta al fresco in albergo. Per una volta anche Silvia è d’accordo, fa un caldo bestiale e si gronda dal sudore anche stando fermi all’ombra… In albergo ci sdraiamo e accendiamo un po’ di aria condizionata, non tantissimo, altrimenti ci stronchiamo, sicuro! Dopo esserci rigenerati usciamo e andiamo in giro nel centro. Al solito, direzione bazar: ormai ci piace troppo! Anche se non compriamo niente le persone sono tutte sorridenti, accoglienti e ad ogni istante ci fermano per un çay in compagnia. Questo bazar è veramente stupendo ed autentico, ci sono i settori dell’oro, delle stoffe, del cibo, delle spezie, dei vestiti, ma quello più bello è quello della lavorazione del peltro e dei metalli, dove artigiani bravissimi realizzano dei serviti da tè completamente incisi a mano e tantissimo altro. In questo momento rimpiango un pochino di non avere spazio sulla moto per fare qualche bell’acquisto… Pazienza, tanto li troveremo anche a Istanbul e valuteremo l’acquisto lì, in quanto più vicini, si fa per dire, a casa!
Dopo esserci “ubriacati” di bazar andiamo verso la zona più bella della città: il complesso monumentale dei quartieri di “Dergah” e “Golbasi” fino ad arrivare alla collina della “Kale”, la Cittadella con il castello, dove la leggenda narra che Abramo precipitò nel vuoto. “Dergah” e “Golbasi” costituiscono un grande parco con giardini, moschee, laghetti e canali fino ad arrivare alle due grandi vasche: tutti questi invasi artificiali sono popolati dalle carpe considerate sacre. È divertentissimo vedere tutte le persone che si fanno in quattro per comprare il mangime per poi fare ingrassare questi stupendi pesci. Non vi dico quanto sono grossi… Ma guai a toccarli! 🙂

golbasi urfa

Silvia ad un certo punto inizia a guardarmi: sono bianco, quasi giallastro! E sono fradicio dal sudore, ma freddo di temperatura. Ho bisogno di un tè caldo con limone, così ci fermiamo ad uno dei grandi bar del parco e ordino una “fincan çay”, una tazza di tè, con limone. Dopo questa subito un’altra… Beh, sto abbastanza bene, però forse è meglio rientrare in albergo tanto sono quasi le otto. Per strada mi prendono delle forti fitte, ma resisto fino all’hotel. Non appena dentro la stanza via in bagno! Decido così di prendere l’antidiarroico portato da casa e di stare sdraiato con la pancia coperta. Capisco finalmente cosa è successo: mi è presa una congestione stando dopo pranzo in albergo con il condizionatore acceso, bravo bischero!
Dopo essermi ripreso un po’, verso le nove decido di andare a comprare qualcosa da mangiare al market lì vicino anche perché Silvia, che sta bene, altrimenti non mangia niente. Compriamo così acqua, pane, qualche pesca e albicocca e… Un cartoccio da sei yogurt activia! In albergo io me ne “sparo” cinque, Silvia uno… Incrociamo le dita e speriamo di riprendermi davvero per domani!