Diario di viaggio in Turchia… Giorno 18

mardin hotel

domenica 02/08/09: Diyarbakir, Mardin – 100 km
(tappa di trasferimento e turistica)

La sveglia suona ad un’ora decente finalmente! Anche se oggi facciamo una tappa di trasferimento, sono solo un centinaio di chilometri, per cui possiamo dormire un po’ di più… 🙂
Così dopo la nostra bella e ricca kahvalti verso le dieci lasciamo il Kaplan e usciamo dalla stupenda città di Diyarbakir. Alla periferia facciamo il pieno di benzina che fa ancora piuttosto schifo alla nostra motina; pazienza terrò più alto il minimo. La strada che va a sud verso Mardin e la Siria è quasi deserta ed è immersa in campagne veramente brulle e spoglie. Infatti la sensazione che abbiamo andando più avanti è di entrare sempre di più nel deserto siriano e fa parecchio caldo… Siamo però sempre più emozionati, stiamo praticamente entrando in Mesopotamia! 🙂
Dopo poco più di un’ora arriviamo a Mardin dal lato nord, la parte più moderna. A prima vista ci sembra molto ricca come città, veramente impressionante! Molto più curata e tenuta delle altre viste finora. Il traffico è addirittura ordinato e l’asfalto quasi perfetto, da non credere… Entrati nel cuore della città iniziamo a salire sulla collina dove si trova la parte vecchia della città; qui ci sono il castello, il Comune, le moschee antiche più belle e il bazar. Anche il centro storico è ben tenuto, anzi ci sono diversi cantieri di ristrutturazione di edifici e strade. Qua mi sa che girano molti soldi… Ci sono infatti tanti alberghi e tutti di livello abbastanza alto.

mardin

Mentre percorriamo il corso principale (Cumhuriyet Caddesi, che in turco significa Via della Repubblica) osserviamo in particolare gli edifici, tutti in pietra color miele, come descrive giustamente la guida.
Verso mezzogiorno arriviamo all’hotel Artuklu Kervansaray dove passeremo la notte. E’ un antico caravanserraglio in mattoni di pietra, completamente ristrutturato e trasformato in albergo. E’ un quattro stelle ed è piuttosto caro, ma per una volta ce lo meritiamo, siamo sempre stati abbastanza parsimoniosi, che possiamo permetterci di sgarrare un po’… 🙂
Mentre parcheggio la moto sul piccolo spazio rialzato davanti alla hall dell’albergo, Silvia contratta il prezzo (non moltissimo per la verità, qui infatti non scendono più di tanto) e arriva a 110 lire compresa la colazione. Va benissimo, ci possiamo stare! Entrando nella hall ne ammiriamo la bellezza con la sua architettura in pietra antica. Vediamo però anche un sacco di turisti stranieri, americani e nordeuropei principalmente, tutti ben vestiti e lustrati… Siamo noi invece che con i nostri indumenti da moto completamente sporchi e puzzolenti diamo il vero spettacolo. Ma chi se ne frega, io sono stra gasato di essere arrivato fin qua in moto, vivendo fino ad ora l’esperienza più bella della mia vita, sia personalmente che motociclisticamente!
Una volta assegnataci la stanza un bambino di dieci o dodici anni ed un fattorino si caricano in spalla tutte le nostre borse e ci accompagnano. Ah vedi cosa vuol dire ogni tanto spendere un po’ di più? La camera è piccola, ma affascinante. L’unica pecca è l’aria condizionata, che non funziona benissimo e un po’ di caldo lo si soffre. Pazienza, ora facciamo una bella doccia e poi fuori a cercare un buon ristorantino! All’una circa siamo pronti, prima di uscire però rinchiudo i vestiti da moto nel mobiletto, sono veramente sporchi e puzzolenti… Chissà domani quando li tirerò fuori… 😀
Sul corso principale troviamo un piccolo ristorante, dove con dieci lire a testa si mangia un bel piatto di kebab, verdure, pane e ayran. Il capocameriere parla italiano, ci saluta e ci spiega che Mardin è ormai diventata una delle città più turistiche dell’est della Turchia, sia per i Turchi che per gli stranieri e per questo motivo viene ben tenuta e… Finanziata! La cosa curiosa è che conosce l’italiano perché lavora in un ristorante di Monaco, in Germania, dove il cuoco è italiano appunto; com’è piccolo il mondo! 🙂

mardin

Così verso le quattro del pomeriggio, dopo un riposino in albergo, usciamo belli carichi e performanti per ammirare questo antico e splendido borgo.
Il panorama che si staglia davanti a noi è veramente stupendo: il centro storico di Mardin, completamente arroccato su questa collina, infatti guarda verso sud in direzione della Siria e dall’alto si scorge l’inizio dell’immensa distesa colorata di campi coltivati nella Mezzaluna Fertile!
Passeggiando sulla via principale, ci accorgiamo che il bazar nelle vie laterali purtroppo è chiuso, oggi infatti è domenica. Ad un certo punto un giovane ragazzo ci saluta e, vedendoci un po’ arrancare con la guida, ci chiede cosa cerchiamo: la Sultan Isa Medresesi, l’edificio antico più importante della città. Il giovane, di nome Tunçay, si offre subito di accompagnarci per visitare i posti e noi accettiamo, memori della bellissima esperienza di ieri a Diyarbakir con Boz-o! 🙂 Tutti e tre andiamo a vedere la Medresesi, con il suo stupendo portale, la moschea e i cortili interni e scattiamo fotografie un po’ ovunque. Peccato per i troppi turisti presenti, beh forse ci siamo abituati male nei giorni scorsi nelle città poco turistiche dell’entro terra: da ora in poi infatti dovremmo trovarne sempre di più nei posti che visiteremo…
Prossima “tappa”: la Chiesa Caldea dei Quaranta Martiri. Prima però beviamoci qualcosa, fa un caldo pazzesco e poi voglio offrire qualcosa al nostro gentilissimo amico!
Prima di entrare nella chiesa Tunçay ci porta in casa di un suo amico cristiano ortodosso il quale ci fa accomodare nel salotto e ci offre del vino di produzione locale. Ringraziamo, ma rifiutiamo, fa troppo caldo e bere vino a stomaco vuoto non è fra le cose migliori da fare. Purtroppo non riusciamo a comunicare più di tanto, parla solo turco e dice poche parole… Meno male che ci sorride! Credo che abbia anche dato l’autorizzazione a Tunçay ad accompagnarci a vedere la chiesa. Infatti la prossima tappa è proprio questa: l’interno è molto particolare ed assomiglia moltissimo a quella di Diyarbakir di ieri, tutta piena di drappeggi.

mardin

Ultima tappa, visto che poi abbiamo deciso di salutare la nostra guida e girare da soli, la Ulu Cami, una antica moschea selgiuchide irachena. Qui una piacevole sorpresa: ritroviamo i due signori polacchi incontrati ieri a Diyarbakir, li salutiamo e scambiamo due parole; loro vanno a Urfa e molto probabilmente ci incontreremo là domani! 🙂
Salutiamo Tunçay e gli diamo cinque lire per il tempo dedicatoci. Dice però qualcosa portandosi la mano al petto, come se rifiutasse… Dopo un po’ di gesti e continue incomprensioni capisco meglio: dice tristemente “baba” (papà) con una mano sul cuore e facendo il gesto di dormire… Ci sono, suo babbo è morto! Morale: vuole di più! Non so ovviamente se sia una balla o la verità, fatto sta che questa cosa ci spiazza un po’. Ci era sembrato onestissimo, addirittura aveva rifiutato la pepsi che gli avevamo comprato! Insistiamo però per le cinque lire, ma non si stacca, fa la faccia triste e ci segue. Alla fine gliene diamo dieci, potevamo anche desistere, ma la moto dopotutto è parcheggiata davanti alla hall dell’albergo, al sicuro, ma pur sempre all’aperto… E se domani mattina ci trovo qualche sorpresa? Ecco, abbiamo imparato la lezione: non fidarsi sempre è ingiusto, ma chiarire fin da subito le intenzioni, in questo caso economiche, è meglio! Ah Boz-o, fossero tutti come te…
Verso le sei e mezzo del pomeriggio troviamo la coppia di polacchi e decidiamo di bere un çay in loro compagnia. Raccontiamo così la nostra “disavventura” e ovviamente ci dicono che bisogna sempre chiarire: “No money!”

mardin ristorante

Salutati i nostri nuovi amici che forse ritroveremo a Urfa, iniziamo a cercare il ristorante per la sera. Decidiamo di andare al Cercis Murat Konagi, il ristorante più esclusivo (e caro) della città. Ma sì, oggi festeggiamo i nostri cinque anni insieme e non badiamo a spese! 🙂
Qui troviamo solo turisti, turchi ed europei, nemmeno un curdo. Cavolo, mi mancano già con la loro cordialità e amicizia verso chiunque… Qui invece sono tutti un po’ snob, tutti ad eccezione di una ragazza americana che Silvia ha conosciuto stamani nella hall mentre io sistemavo la moto all’esterno. Decidiamo di unire i tavoli, visto che lei è sola e insieme mangiamo e parliamo delle nostre vacanze. Si chiama Babette, fa la scultrice, è di New York ed è affascinatissima dal nostro giro, specialmente per il fatto che siamo in moto. Ma noi lo siamo ancora di più! Lei infatti sta girando da sola con i mezzi pubblici da un paio di settimane: prima Istanbul, poi la Cappadocia e quindi il Kurdistan, con Urfa, Mardin e domani Diyarbakir… Fantastico! Ovviamente si è spostata e si sposta con le dovute attenzioni e precauzioni: sempre con il velo a portata di mano e in alberghi di categoria superiore per evitare di incappare in spiacevoli incontri. In maniera intelligente insomma, non da sprovveduta! E devo dire che Babette c’è riuscita alla grande finora, facendo una bellissima esperienza di vita, turismo e cultura. 🙂
Dopo un’ottima cena, riaccompagniamo Babette al suo albergo, ci salutiamo e rientriamo al nostro Caravanserraglio per una bella dormita. 🙂
Domani… Urfa, la città di Abramo sacra per i Musulmani! Beh… Hosçakal! 🙂