Quattro giorni in Foresta Nera

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Questa estate abbiamo deciso di prenderci una pausa dai grandi viaggi in moto di un mese e più, così abbiamo trascorso quattro giorni in Foresta Nera (Schwarzwald, in tedesco) nella regione del Baden-Württemberg, in Germania del sud.
Siamo partiti da Pisa con la nostra auto e dopo poco più di 700 km, siamo arrivati a Gutach, piccolo paese al centro della regione, praticissimo per raggiungere tutti i posti di interesse o fare un po’ di sano trekking.

A Gutach abbiamo visitato il Museo all’aria aperta (Freilichtmuseum Vogtsbauernhof), dove è possibile visitare alcune delle più antiche cascine e fattorie della Foresta Nera. Ne siamo rimasti impressionati, la cura e l’attenzione a tutti i dettagli è veramente notevole.
In questa zona abbiamo visitato praticamente ogni borgo, da Wolfach a Triberg e Schiltach, da GengenbachAlpirsbach, dove è presente uno dei tanti birrifici della Germania. Vorrei fare presente che in quattro giorni abbiamo trovato tre grandi stabilimenti per la birra nel raggio di pochi chilometri! Questi i marchi: KettererAlpirsbacherFürstenberg. Ma sembra che ce ne siano più di 150!
Qui nel Baden-Württemberg però, oltre ad una buona birra, è possibile anche assaggiare un po’ della buona cucina tedesca del sud, il mio piatto preferito in assoluto sono i Käsespätzle (gnocchetti di patate con formaggio fuso) e a seguire praticamente tutti i piatti di carne con contorno di patate, letteralmente “in tutte le salse” e le mitiche torte dolci, alte anche 10 cm!

schiltach

Oltre ai tipici borghi immersi fra gli abeti della Foresta Nera, abbiamo visitato anche Baden-Baden e Friburgo (Freiburg im Breisgau). Entrambe non sono grandi centri urbani, per cui sono veramente piacevoli per trascorrere una giornata di vacanza: Baden-Baden è una città molto ricca, con uno dei più importanti teatri della Germania, sia per la musica classica che per la prosa; Friburgo è una cittadina universitaria, perciò molto viva e che vanta una delle più belle cattedrali in stile gotico della Germania.

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Abbiamo soggiornato nella Gasthof, Gutacher Rössle, a 2 km dal centro di Gutach. Vorrei salutare e ringraziare apertamente i cari Sylvia e Axel, proprietari della Gasthof, che ci hanno letteralmente fatto sentire a casa.

Portogallo, un viaggio enogastronomico!

Portogallo_AzulejosNel 2008 siamo stati in Portogallo durante il nostro primo viaggio in moto, eravamo poco organizzati in quanto fino a 15 giorni prima dovevamo andare da tutt’altra parte, in Turchia ma a causa di un problema ai tendini della mano di Nicola, abbiamo preferito non fare un giro impegnativo, ma visitare la Spagna del nord e il Portogallo. La scelta è stata molto azzeccata, infatti con questo giro abbiamo potuto testare la nostra resistenza e verificare i ritmi che possiamo tenere durante un viaggio di 3 o 4 settimane in moto.

Braganza_PortogalloSiamo arrivati in Portogallo passando dal confine settentrionale con la Spagna. Molto ingenuamente pensavamo che in fondo in fondo la lingua portoghese fosse simile a quella spagnola (e quindi anche a quella italiana), ma non è affatto così! Il portoghese scritto è di facile comprensione, infatti è molto simile alla nostra lingua, invece parlato è difficilissimo e noi allora non capivamo niente… Anche per questo ci siamo divertiti tantissimo, era sempre un’impresa capire e farci capire!

Porto_cantine vinoPorto è la città che ci è rimasta maggiormente nel cuore. Più piccola e raccolta di Lisbona, ma da vivere a pieno, senza il timore di perdersi, tanto c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti! Dato che amiamo anche gli aspetti enogastronomici del viaggio, non ci siamo lasciati sfuggire la trippa alla portoghese (ad agosto!) e una bella giornata in giro per le cantine di Vila Nova de Gaia, dove viene prodotto il vino Porto. Noi, da bravi viaggiatori enogastromici, ne abbiamo assaggiati tanti, giusto per non fare torto a nessuno!

Un week-end a Francoforte

Francoforte-RömerDevo ammettere che non amo le compagnie low cost, ma abbiamo trovato un’offerta veramente buona per andare a trovare i nostri amici a Francoforte. Sono infatti, troppi anni che non andiamo a trovarli, Antje è venuta a Pisa a metà marzo con sua figlia più grande, Emy di 4 anni. Appena sono andate via, la casa era così vuota che abbiamo subito acceso il computer e guardato le offerte per i voli, ne abbiamo trovata una veramente conveniente per il ponte 25 Aprile – 1 Maggio!

Francoforte-skylineFrancoforte è, a prima vista, la città degli imponenti grattacieli dove vengono regolati i flussi del denaro europeo (è chiamata dai tedeschi anche la Manhattan sul Meno, o ironicamente “Bankfurt”). Questa metropoli cosmopolita conserva comunque le tracce del suo passato di città imperiale, come gli edifici accuratamente restaurati del Römer. Ma ciò che ci ha colpito di più di Francoforte è l’integrazione che hanno gli immigrati all’interno della società tedesca, in quanto la città conta più di 70.000 stranieri provenienti da 170 Paesi diversi.

Frankfurter-Griee-Sooß-Grüne-SoßeE’ stato veramente piacevole rivedere la bellissima famiglia di Antje, con suo marito Guido e le loro figlie Emy Stella e Ida Amata. Spero che l’occasione di rivederci arrivi presto e di poter tornare a trovare questi nostri amici che ci hanno fatto sentire come a casa, accogliendoci calorosamente e cercando di farci vedere ed assaggiare, anche se in pochi giorni, la maggior parte delle prelibatezze gastronomiche di Francoforte, come ad esempio la Grüne Soße, ovviamente fatta da Guido!

NOTA: La Grüne Soße (salsa verde) è una specialità tipica della città di Francoforte e come per molte ricette tradizionali le varianti sono tantissime. A Francoforte e dintorni le erbe aromatiche per preparare la salsa vengono vendute in pacchetti già pronti. Le sette erbe obbligatorie sarebbero: borragine, cerfoglio, crescione, prezzemolo, pimpinella, acetosa ed erba cipollina, mischiate con lo yogurt. La salsa si serve con patate lesse, uova, ma anche con la carne o il pesce.


Do you speak English? No! Vasque!

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I Paesi Baschi (in basco Euskadi, in spagnolo País Vasco) sono una comunità autonoma della Spagna nord orientale. Spesso quando si parla di Paesi Baschi il discorso cade anche sul cosiddetto “terrorismo  indipendentista” dell’ETA (Euskadi Ta Askatasun).

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Anche noi, quando abbiamo visitato città come Bilbao (Bilbo) e Bermeo, abbiamo avvertito fortemente il nazionalismo del popolo basco; infatti spesso abbiamo visto cartelli con scritte solo in basco e sulla cartina della città, distribuita grutuitamente presso l’Oficina de Turismo, è riportato lo sponsor, la Banca Basca, che afferma di essere niente meno che l’orgoglio di questa terra. Persino il simbolo della metropolitana non è la “M” internazionale, ma un disegno di tre cerchi allineati, i quali simboleggiano le tre principali città dei Paesi Baschi, cioè Vitoria-Gasteiz, Bilbao (Bilbo) e Donostia-San Sebastian. In un ristorante il titolare, alla nostra domanda “Do you speak English?”, risponde piuttosto stizzito “No, Vasque! A little bit spanish…”.

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Anche se è passato qualche anno abbiamo un ricordo molto bello dei Paesi Baschi, con suoi stupendi paesaggi, visitati in sella alla nostra prima moto una BMW F 650 GS. Come ad esempio il Monastero di San Juan de Gaxtelugatxe, una rocca su un piccolo promontorio nel Golfo di Biscaglia, unito alla terraferma da un ponte formato da 231 scalini che bisogna salire per arrivare alla piccola chiesa di San Giovanni, San Juan appunto. Devo dire che ne è valsa la pena di salire tutti quegli scalini con gli stivali da moto, in quanto il panorama che si vede dall’alto è sorprendente: il ponte, l’isolotto di Aketze e la spiaggia.

NOTA: Il Monastero fu depredato dai pirati di Francis Drake, usato nel Medio Evo per rinchiuderci le streghe, oggi è meta di pellegrinaggi di donne che chiedono a San Giovanni la fertilità, di pescatori che ci girano intorno più volte per propiziare una pesca abbondante, di chi ha problemi di calli e cerca di salire le scale mettendo i piedi esattamente dove ci sono le impronte del Santo e di chi soffre di mal di testa lasciando fazzoletti e cappelli sperando di cacciar via il dolore.

Il riscatto della Serbia

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La recente storia della Serbia non è stata facile: prima penalizzata da anni di tirannia, poi sconvolta dalla guerra, quindi bombardata dalla NATO e infine dimenticata. Poi lentamente è iniziata la rinascita sociale, economica, politica e anche quella turistica. Governo e operatori locali sono impegnati in un comune sforzo, per rilanciare l’offerta turistica Serba, un tempo florida.
Per recarci in Turchia passiamo dai Balcani e, in questa vasta regione dell’Europa centro orientale, la Serbia è il nostro paese preferito. Decidiamo sempre di fermarci a Niš e di andare diretti all’hotel The Regent Club, un po’ più costoso rispetto ai nostri standard, ma anche noi ogni tanto ci concediamo un po’ di lusso in più! Niš è una delle città più antiche dei Balcani e viene considerata dai tempi antichi una delle porte d’ingresso tra l’oriente e l’occidente, in quanto si trova nel sud della Serbia, all’intersezione delle principali vie europee e balcaniche che collegano l’Europa con il Medio Oriente.

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Ci sono molti monumenti storico-culturali da vedere, come ad esempio la Mediana,  una grande tenuta del periodo romano (secolo IV); la Fortezza di Niš, la fortezza romana in migliore stato di conservazione nei Balcani centrali, costruita nel 1723 e nella quali si nascondono i resti del Naissus romano; il Čegar con il suo monumento che si trova sul luogo della battaglia di Stevan Sindjelić contro i Turchi; il Monumento dei liberatori di Niš, innalzato nel 1937 in segno di ricordo della battaglia per la liberazione di Niš; il campo “Croce Rossa” (Crveni Krst), campo di concentramento nazista; il parco  Bubanj, uno dei più grandi in Serbia.

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Ma ciò che a noi piace di più di Niš è la sua vitalità, con la strada principale piena di negozi e locali all’aperto, dove è molto piacevole sorseggiare un drink durante le calde sere d’estate dopo aver mangiato un’abbondante porzione di ćevapčići, le polpette alla griglia famose in tutti i Balcani e una bella Sopska salata.