Diario di viaggio in Turchia… Giorno 21

ataturk baraj

mercoledì 05/08/09: Sanli Urfa, Adiyaman, Kahramanmaras, Kayseri – 500 km
(tappa di trasferimento)

I giorni stanno finendo e pian piano ci stiamo riavvicinando all’Europa… 😦
Oggi andiamo verso il Parco Nazionale del “Nemrut Dagi”, ma le previsioni di maltempo sono confermate. Beh, intanto partiamo e quando saremo vicini al massiccio montuoso nei pressi di Adiyaman valuteremo se salire o andare verso la Cappadocia.
Fatta una buona “kahvalti” in compagnia di qualche turco di passaggio qui a Urfa, prendiamo la moto dal suo bel parcheggio e verso le otto e un quarto siamo già sulla strada che va a nord-ovest in direzione di Bozova. Costeggiamo per un bel pezzo il lago artificiale dell’”Ataturk Baraji”, formatosi dopo la realizzazione dell’immenso sistema di dighe, ancora in fase di sviluppo, sul fiume Eufrate.
Alle dieci siamo al bivio: a destra si va verso est e il “Nemrut Dagi” e a sinistra verso ovest e quindi verso casa… Purtroppo il cielo non promette niente di buono, sicuramente in quella regione sta diluviando… Alla fine decidiamo di non andare e proseguire verso Kahramanmaras e quindi la Cappadocia. Pazienza sarà per la prossima volta, tanto qui in Kurdistan ci torneremo sicuramente, è troppo bello! 🙂

maras

Nei pressi di Besni faccio il pieno ad un’area di servizio spersa in mezzo al niente delle campagne trebbiate o incolte della zona e ovviamente ci offrono un çay. Fa caldo e si respira a fatica, ma non possiamo rifiutare e anzi facciamo un break di un quarto d’ora svaccati sulle seggioline del benzinaio… 🙂
La strada è sempre dello stesso tipo: cantieri sparsi con ghiaione senza asfalto. In più in questi tratti, logicamente rallentati, troviamo pullman, furgoni e camion che alzano grandi nugoli di polvere. Fino a Kaharamanmaras non ci sono città, solo tanti piccoli villaggi un po’ fatiscenti e diroccati, ma pur sempre belli frenetici, visto che siamo vicini all’ora di pranzo. E’ quasi l’una infatti e la fame è già arrivata da un pezzo; ovviamente un ristorantino di periferia con diversi camion parcheggiati davanti è sinonimo di cibo buono, ergo ci fermiamo! 😉
All’interno troviamo delle belle tavolate di uomini in pausa pranzo che ci squadrano un po’ incuriositi, ma io con il mio solito “Merhaba” a tutti e Silvia con in suoi bei sorrisi, li conquistiamo e i saluti vengono ricambiati subito. I piatti ci sembrano veramente succulenti, ma stavolta prima di sedermi e ordinare vado alla vetrina delle carni e chiedo i prezzi. Alla fine prendiamo con nove lire a testa un bel piatto di kebab di agnello arrosto con pane, cipolle, pomodori grigliati, cetrioli e peperoni, squisito! Ovviamente dopo aver finito… Çay! Rigorosamente offerto dalla casa! 🙂

goksun

Ripartiamo… Belli sazi prendiamo la strada verso Goksun e Kayseri dove molto probabilmente ci fermeremo per una notte. Purtroppo non ci sono strade abbastanza veloci dirette da Kahramanmaras alla Cappadocia, ma soltanto piccole strade di campagna che sicuramente non ci permetterebbero di arrivare in tempo per l’albergo a Uçhisar. Così ci facciamo le stupende strade di montagna prima di Goksun, in piena Anatolia e salutiamo il Kurdistan. Questa zona è veramente selvaggia e semideserta: pochissime macchine e tanti bei panorami rocciosi misti a zone boscose. Ovviamente ogni tanto troviamo un bel cantiere di allargamento della carreggiata, eh sì dobbiamo fare spazio altrimenti code e file di traffico infinite… 😉
Ennesimo rifornimento, sia per la moto che per noi! Infatti il caldo e la sete si fanno sentire, così ci fermiamo ad un’area di servizio spersa fra i monti e compriamo due redbull. Peccato che quando chiedo: “Ne kadar?” (Quanto costa?) il benzinaio mi risponde: “On lira”… Dieci lire?! Questo è matto! Ne prendo così una sola e ce la dividiamo…
Alle sei arriviamo a Kayseri: città trafficata e piuttosto moderna e ricca, tanto che le strade sono perfette, pulite e con tanto di aiuole fiorite, la linea del tram completamente inerbita, insomma sembra una città europea. Siamo quasi in centro, tutte le strade sono addobbate a festa con bandierine rosse svolazzanti, chissà cosa c’è in questi giorni… Dobbiamo però trovare un albergo, così ci fermiamo sulla brulicante “Park Caddesi” e ci mettiamo a consultare la guida. Dopo neanche due minuti ci saluta un anziano signore che inizia a parlarci in tedesco… Ovviamente è turco, ma forse vedendo la nostra moto ci scambia per tedeschi. Faccio presente che sono italiano, ma niente. Continua così per un bel po’ e io cerco di ascoltarlo, è molto gentile e sarebbe scortese interromperlo bruscamente! 🙂 Alla fine riusciamo a capirci: tiene particolarmente ad aiutarci e vuole accompagnarci ad un bell’albergo, il “Çapari”, che guarda caso è fra le nostre opzioni; è dietro l’angolo per cui lascio Silvia a piedi col simpatico vecchietto e io proseguo da solo per duecento metri. Eccoci arrivati, l’albergo non sembra per niente male: è in una traversa poco trafficata con un bel “marciapiedone” per la moto. La parcheggio subito qui legata per bene, tanto è davanti alla vetrina della hall, aperta tutta la notte; nel frattempo un fattorino aspetta per aiutarmi a scaricare i bagagli… Ah un po’ comodità non guasta mai! 🙂

kayseri

Salutiamo e ringraziamo (in tedesco!) l’anziano signore e saliamo nella nostra stanza al secondo piano con aria condizionata e colazione compresa. Qui ci costa un po’ di più, ottanta lire per una notte, ma va bene, tanto siamo alla grande nel budget e abbiamo sempre speso meno finora! La stanza è dall’aspetto un po’ “invernale”… Piumone, poltroncine e tende di velluto pesante bordeaux, più la solita moquette. A parte questi elementi un po’ fuori stagione è perfetta: pulita e spaziosa.
Sono le sette, usciamo a fare due passi visto che siamo vicinissimi al centro e appena troviamo un posto carino per la cena ci fermiamo. Appena fuori dall’hotel, c’è una piccola sala da tè (çay evi) con diversi signori a giocare a dadi ai tavolini e a bere. Il titolare ci saluta subito e ci invita a bere con lui. Si chiama Sahin, è molto affabile e sorridente, parla un inglese quasi perfetto ed è contentissimo di averci lì con lui, visto che non vede molti turisti da quando si è trasferito da Istanbul, dove aveva un negozio nel Gran Bazar. Ci chiede cosa pensiamo della città e noi diciamo che ci sembra parecchio moderna e “dotata” di servizi e strutture veramente all’avanguardia, una città europea insomma. Ci viene inevitabilmente da fare il paragone con le città viste nei giorni scorsi e così gli facciamo presente che forse c’è una po’ troppa differenza tra le città dell’est e questa... Dopo tutto non è nemmeno turistica, ci sono solo l’università e una zona industriale. Lui dopo queste osservazioni si rattrista un po’ e conferma che la maggior parte dei cittadini sono insofferenti proprio per il grande investimento dell’amministrazione comunale nei servizi urbanistici e nelle strutture, a completo discapito dei servizi sociali e scolastici, nessun contributo ai piccoli artigiani e professionisti, insomma tanto “fumo e poco arrosto”. E’ inoltre un po’ depresso per il fatto che da un mese circa è entrato in vigore in Turchia il divieto di fumo negli spazi chiusi pubblici (come in Italia già da qualche anno) e per questo motivo non lavora più come prima, ci dice proprio che lavora meno della metà di prima, il suo “business” sta crollando… Poi cambia discorso visto che ci vede un po’ pensierosi (ed effettivamente siamo un po’ dispiaciuti del suo malessere) e ci dice sorridendo di andare in centro che forse riusciamo a trovare il bazar ancora aperto. Mentre ci alziamo per salutarlo, arriva un ragazzo sui vent’anni, dal nome impronunciabile, che ci saluta in italiano e ci dice che studia ingegneria qui a Kayseri. Conosce molti italiani che lavorano qua e si offre di accompagnarci in centro al bazar dove suo zio ha un negozio di tappeti… E vai. Ci scappa un’altra chiacchierata in mezzo ai kilim! 🙂

kayseri

Durante la passeggiata il ragazzo ci racconta della sua amica italiana Roberta e degli altri, parla solo lui… Dopo una decina di minuti senza praticamente aver visto niente ci ritroviamo seduti nel negozio di tappeti dello zio e se ne va. Mah, che strano, tornerà dopo… E qui lo zio inizia il rito, offrendoci un tè e iniziando a chiederci delle vacanze per poi arrivare a presentare i tappeti in vendita. Ringraziamo, ma lo blocchiamo subito, visto che siamo a posto e i nostri acquisti li abbiamo già fatti. Molto gentilmente ci dice che non ci sono problemi e commenta un po’ le nostre vacanze, che giudica insolite, ma belle. Proprio in quell’istante entra nel negozio una signora che saluta il negoziante. Si gira e ci guarda… “Italiani?” Noi: “Sì, salve!”“Piacere, mi chiamo Roberta e sono di Pistoia!” Ah, ecco l’amica italiana di cui ci parlava il ragazzo, noi: “Com’è piccolo il mondo, noi siamo di Pisa” 🙂
Ci ritroviamo così a parlare un po’ anche con Roberta, lavora qui a Kayseri da quasi un anno per conto di una nota azienda italiana per la realizzazione delle nuove linee tranviarie… Proprio così, noi italiani stiamo lavorando per questa città e stiamo costruendo la bellezza di dodici linee del tram. Ieri c’è stata l’inaugurazione delle prime cinque ed ecco spiegate tutte le bandierine a festa in giro per la città. Dopo averci illustrato la mole di lavoro italiano (compreso l’impegno economico del comune…) ci chiede come troviamo la città. Ovviamente le facciamo i complimenti per il suo lavoro e da italiani un po’ ne siamo orgogliosi, però mi viene inevitabilmente da chiedere come mai una città sconosciuta come Kayseri faccia così tanti investimenti urbanistici. E’ presto detto. Roberta ci dice che il Presidente della Repubblica Gul è di qua e il Primo Ministro Erdogan di un paese vicino, quindi il comune ha costantemente accesso a dei fondi statali speciali… Parole testuali di Roberta: “Poi Erdogan è amico del Berlusca e quindi si lavora noi!” No comment… Ci viene da pensare a tutte quelle persone povere che magari avrebbero bisogno di un aiuto economico e invece qui “ci si fa belli”… Sorvoliamo sulla questione e anzi chiediamo a Roberta e al “tappetaio” se ci consigliano un buon ristorantino. Dopo averli salutati usciamo e ci dirigiamo verso la via consigliataci, piena di negozi e ristoranti. Entriamo in uno piuttosto “chic” dove però con ventiquattro lire in totale mangiamo entrambi un bel piattone di pesce, verdure cotte e insalata, comprese le bevande. Ci viene subito da pensare alle nostre belle città curde dell’est, molto più vere, rustiche, ma soprattutto diverse dai nostri standard europei… Qui sembra di essere a Pisa, non in Turchia…
Vabbeh, non pensiamoci troppo, è ovvio che sia così, stiamo rientrando! 😉
E’ tardi, siamo cotti: oggi abbiamo fatto più di cinquecento chilometri di strade di montagna, con tratti sterrati eccetera eccetera… Via, siamo sazi, possiamo rientrare! 🙂
Prima però voglio fare un saluto al nostro amico Sahin e ai suoi clienti al “Yagmur Okeysalonu”. Ci saluta e ci chiede com’è andata col ragazzo turco di prima. Noi gli raccontiamo della scena: accompagnati dallo zio che vende tappeti e poi via per i fatti suoi… Sahin è molto dispiaciuto e ci dice che queste persone scorrette rovinano il turismo in Turchia, facendo infastidire i turisti e basta. Dopo tutto ne sa qualcosa, visto che ha lavorato una vita al Gran Bazar di Istanbul… Facciamo una foto tutti insieme e decido che gliela spedirò come per gli amici di Diyarbakir! 🙂
A nanna ora e a domani. Cappadocia arriviamo!!!

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